http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1025&Itemid=1
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Scritto da Stefano Montanari
venerdì 20 giugno 2008
Sarebbe molto bello, io ci ho provato, ma è impossibile.
Sarebbe bello se la ricerca scientifica fosse libera e fosse davvero promossa dallo Stato come ci assicurava la nostra Costituzione all’articolo 9 prima della sua tutt’altro che solitaria eutanasia.
Chi ha seguito un po’ il mio cammino, chi ha letto ciò che ho scritto o ascoltato ciò che ho detto ha qualche idea di quanto mia moglie ed io siamo stati ostacolati in passato e di quanto lo siamo ancora. Ostacolare è un verbo che uso per pudore, perché il verbo giusto sarebbe un altro.
Forse qualcuno sa che in questa ricerca ci abbiamo buttato tutta la nostra vita, passata, presente e futura, spremendo tutto quanto avevamo in ogni senso. Pochi sanno, pochi vogliono sapere, che siamo alla frutta. Non come idee o come prospettive di ricerca, naturalmente.
Lo sanno in pochi perché io sono corso ogni volta dove mi si chiamava, mettendoci sempre del mio, in ogni senso; ho eseguito analisi per me costosissime per chiunque mi dicesse “ho bisogno” senza chiedere niente e tante volte non ho avuto nemmeno una parola di ringraziamento. Per carità: dovere. Ho fatto consulenze dedicando giornate intere allo studio di documenti complessi e quasi sempre più o meno abilmente falsificati solo perché qualcuno mi chiedeva una mano. Sono corso a parlare con le “autorità” (scusate le virgolette) quando queste si degnavano di ricevermi, solo perché mi si diceva “provaci tu.” Dovere.
In passato ho dedicato un anno della mia vita facendo 220 conferenze in giro per l’Italia a mendicare soldi per ricomprare lo strumento di lavoro la cui disponibilità ci era stata sottratta, e per un anno mi sono persino pagato tutte le spese connesse a questo pellegrinaggio. Tre quarti abbondanti del denaro necessario l’ho raccolto io, personalmente, così. E di quello strumento, pagato dalla generosità di molti
ma in grandissima parte dal mio lavoro, non ho chiesto la proprietà ma solo l’uso esclusivo come deve essere per uno strumento tanto delicato e per una ricerca che pretende tanta dedizione e tanto tempo.
Ora qualcuno, chi ha messo un centesimo e anche chi quel centesimo non lo ha messo, pretende di essere diventato padrone del famoso microscopio e di disporne a capriccio, magari senza nemmeno comprendere che certe idee d’impiego, lasciando perdere ogni altra considerazione, sono a dir poco grottesche. Né pensa che quel denaro fu raccattato esclusivamente perché mia moglie ed io potessimo avanzare con le ricerche sull’inquinamento da micro e nanopolveri, cosa che stiamo facendo, e ogni impiego che non fosse quello non equivarrebbe ad altro se non ad un imbroglio verso chi ha partecipato, a qualunque titolo l’abbia fatto, alla raccolta. Aggiungo che, per legge, le elargizioni liberali, cioè i regali, non danno alcun diritto, ma non è questo il punto.
Questo laboratorio, nato non per vocazione ma solo per la necessità morale di non abbandonare le ricerche nate da una scoperta scientifica d’importanza fondamentale per la salute e per il futuro di tutti, non ce la fa più. Da troppe parti si continua a chiedere, a pretendere e a non dare nulla in cambio, fingendo di non sapere che l’affitto costa, l’energia costa, la manutenzione degli strumenti costa, il personale, per ridottissimo ed eroico che sia, costa e mia moglie ed io dal 2004 non solo non ricaviamo un soldo di che vivere ma ci abbiamo messo tutto quanto avevamo.
Senza insistere, senza piangerci addosso, io non voglio abbassare bandiera. Come ho detto sempre io non ho il coraggio di essere vile e voglio continuare perché, al di là di ogni retorica che rifiuto, quando ci si trova a guardare negli occhi un ragazzo che muore di cancro e in quel cancro ci sono le tracce lampanti di porcherie che i nostri politici, i nostri faccendieri e la nostra malavita coalizzati producono, e quelle tracce io le vedo in quel microscopio così sudato, e quando ti recapitano un feto che ti fa rabbrividire per le sue malformazioni e anche lì c’è quella roba, non ci si può fermare.
Don Chisciotte? Spirito suicida? Fate voi. A me non interessa come mi si definisce e nemmeno come qualcuno che non ha mai navigato ma che sta all’asciutto a terra a criticare mi giudica. Io continuo e chi mi vuole fermare, “insospettabili” compresi e, anzi, loro prima di tutti, dovrà prendersi le responsabilità che gli toccano.
E adesso, finita la lagna, siamo fattivi. Da ora sono finite tutte le consulenze e le partecipazioni a titolo gratuito. Sono finite perché così il parassita uccide la pianta da cui pretende nutrimento. Lo so: dovrò farmi forza perché non mi pace chiedere ma non esiste alternativa. Per poco che io conti, io resto uno dei pochi che facciano qualcosa di difficile, difficilissimo, da contrastare da parte di chi ci sta devastando e a maggior ragione devasterà il futuro dei nostri figli. Chi vuole che io continui ad esistere, chi crede che io gli sia utile, dovrà caricarsi di quel mattoncino che gli spetta. Chi vuole la pappa fatta da altri e, magari, fino ad oggi l’ha ottenuta temo si troverà solo.
Scusate il tono di questo post, ma questa è un’emergenza vera.
sabato 21 giugno 2008
venerdì 20 giugno 2008
Indipendenza e collaborazione
Da dipendenza e sfruttamento a indipendenza
e collaborazione
Alla fine San Patrizio ha illuminato gli irlandesi che hanno detto NO al trattato di Lisbona,
l’atto più antidemocratico della storia moderna.
Detto questo però non dovete pensare che siamo antieuropeisti. Noi siamo a favore
dell’unione tra i popoli, non solo europea….magari ci fosse l’unione dei popoli a livello
mondiale! Siamo contrari, fortemente contrari, a “questa” unione europea che utilizza i forti
squilibri presenti fra i 27 paesi che compongono l’unione per avvantaggiare poche persone.
Siamo contrari a questa unione europea che avvantaggia i poteri finanziari, le lobbies, i
“circoli privati”a svantaggio di tutti gli altri.
Gli squilibri, sociali ed economici, sono funzionali a questo sistema e vengono esasperati
per permettere a pochi di continuare la loro opera di sopraffazione.
Sono squilibri gli stipendi medi rumeni a 230 euro (fonte ICE) contro i nostri 1.200 euro (a
noi ce ne vorrebbero 2000), sono squilibri le aziende che “delocalizzano” per sfruttare la
manodopera a basso costo e poi rivendere in Italia a prezzi italiani.
Gli squilibri economici sono le tariffe dell’energia elettrica dei diversi paesi europei
(tratto dal Piano Energetico regione Toscana)
Che uniti all’adozione di un cambio con l’euro per noi insostenibile, ha portato ad
accelerare la perdita di importanti quote di esportazione a favore di altri paesi
Elaborato del :19/06/2008
Pagina n.2 di 4
Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
Uno dei detti esoterici è come in grande così in piccolo e se ci pensiamo bene l’utilizzo
degli squilibri è cosa vecchia ed è sempre stato lo stesso a tutti i livelli: basta pensare allo
sfruttamento negli anni ’50 della manodopera del sud Italia costretta a emigrare a Torino per
lavorare alla FIAT, ed essere trattata come oggi gli immigrati di altri paesi, oppure allo
sfruttamento del lavoro dei clandestini operato dalle cosche mafiose e no. Ancora la stessa
modalità di sfruttamento la ritroviamo in molte altre parti del mondo che ha avuto sempre
un Sud da sfruttare, basta pensare all’Africa, depredata delle sue immense ricchezze, al
Messico, Brasile, Argentina, Corea, Cina, Taiwan, India ecc.
Il sistema ha necessità di questi squilibri per permettere a pochi di controllare e sfruttare a
suo completo favore queste forti disarmonie (a questo proposito consigliamo di ri-leggere il
report “le radici economiche dell’immigrazione” http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2007_nov_2.pdf ).
Prima si chiamava colonialismo, oggi unione politica, parole diverse, ma sostanza
uguale.
La vera unione è quella che non basa la sua forza sugli squilibri, ma si crea quando due o
più popoli che hanno economie solide e che sono autosufficienti, decidono di unirsi, non per
aumentare la loro potenza economica o militare difendendosi da qualcuno, ma per
armonizzare i propri popoli che insieme potranno moltiplicare le proprie caratteristiche
positive, mantenendo allo stesso tempo le proprie peculiarità. In questo caso
aumenterebbero le scoperte scientifiche, i progetti ben riusciti e si diffonderebbero tutte le
arti permettendo al benessere comune di aumentare in modo esponenziale.
Non è molto diverso da due persone che si uniscono per creare una famiglia: se le persone
sono equilibrate mentalmente e fisicamente e soprattutto sanno stare bene da sole, la loro
unione sarà forte, sana e duratura e i loro figli cresceranno forti e autonomi; se invece due
persone si mettono insieme per colmare le proprie lacune, solitudine, povertà, insicurezza,
depressione ecc., la loro unione sarà squilibrata e darà luogo a meccanismi di sfruttamento e
potere, di dipendenza e sarà un’unione destinata a finire presto o a sfociare in quei gravi
Elaborato del :19/06/2008
Pagina n.3 di 4
Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
episodi di cronaca che tutti i mass media riportano sempre con enfasi. Se poi daranno alla
luce dei figli anche loro avranno molte difficoltà riproponendo le caratteristiche negative dei
loro genitori.
Oggi il sistema politico, sociale, scolastico e finanziario non ha nessun interesse a costruire
una società sana, senza squilibri, semplicemente perché il potere si nutre di questi squilibri e
gli permettono di prosperare e crescere. Per questi fattori l’unione che nasce, basandosi su
questi squilibri sarà solo un’unione fatta per avvantaggiare i poteri forti, finanziario e
politico e non potrà mai avere il supporto dei cittadini ed i tre referendum, olandese e
francese del 2005 e quello irlandese lo dimostrano ampiamente.
Le parole chiave di questo sistema sono: dipendenza e sfruttamento e su queste noi
sappiamo che non si può costruire niente di sano e duraturo.
Dipendiamo dal credito che un’autorità al disopra di tutto e tutti, bce, decide se ci sarà
abbondanza o scarsità, oltretutto, visto che, con le politiche monetarie attuali, per uno stato
oltre il 94% del denaro immesso è a fronte di un indebitamento mentre la percentuale sale al
100% per i privati, possiamo dire che siamo i Nuovi Schiavi e visto che nessuno si sogna di
mettere in circolazione il denaro necessario agli interessi….siamo schiavi che si scannano
fra di loro per ottenere la loro quota di interessi e poter acquietare, temporaneamente, il
signore e insaziabile padrone delle nostre vite http://www.disinformazione.it/i_nuovi_schiavi.htm
Quale unione europea è possibile con queste premesse? Quale libertà? Quale democrazia?
È forse democrazia quella italiana dove si deve scegliere tra due parti politiche uguali? È
forse democrazia quella che dice che se fai parte della “casta” sei al di sopra delle leggi e
hai l’impunità? È forse democrazia avere l’esercito agli angoli delle strade per fermare i
borseggi? È democrazia avere 150 basi americane con una dotazione di armi nucleari di cui
non sappiamo assolutamente nulla? È democrazia non poter vedere i documenti
perennemente coperti da segreto di stato che hanno venduto la nostra libertà e la nostra terra
in 60 anni di omissioni e bugie?
È democrazia imporre il modello occidentale occupando stati e imponendo governi con la
forza delle armi? È democrazia uccidere almeno 1 milione di persone
http://www.justforeignpolicy.org/iraq/iraqdeaths.html per un attentato che ha molto il sapore di
essere una nuova Pearl Harbor? È democrazia imporre ad uno stato di non avere il nucleare
quando l’occidente non sa nemmeno quante testate nucleari ha? È stata democrazia firmare
il trattato di Maastricht nel completo silenzio e con la consapevolezza di andare contro la
costituzione? È stata democrazia quella di imporre l’euro a quelle condizioni capestro? È
stata democrazia quella di assoggettare la costituzione (colpo di mano della sinistra) ai
trattati internazionali?
È democrazia non tenere conto dei due referendum popolari di Olanda e Francia e proporre
un nuovo trattato bocciato dal referendum irlandese? È democrazia quella che aggirerà il no
Elaborato del :19/06/2008
Pagina n.4 di 4
Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
irlandese con trucchi legali e magari facendogli rifare il referendum (ci sono già delle voci
in tal senso)?
Insomma in Italia la democrazia è morta e sepolta da decenni e forse quella vera non
l’abbiamo mai sperimentata, in Europa e nel mondo si è affermato un modello di
democrazia che è la negazione stessa di questo termine violentato e abusato per mascherare
nuove tirannie. A livello economico e finanziario abbiamo una dittatura manifesta del
sistema bancario…con queste premesse, ma quale unione europea?
Noi dobbiamo focalizzare il nostro lavoro, i nostri sforzi verso tutto quello che invece è
l’esatto contrario delle due parole chiave del sistema e sono indipendenza e
collaborazione.
Oggi siamo dipendenti dalla globalizzazione e dal petrolio?
Allora cerchiamo di ricostruire le economie locali ed impariamo a dipendere sempre meno
dalle merci che provengono al 99% da sfruttamento e che fanno migliaia di chilometri.
Cerchiamo di lavorare il più possibile con le energie alternative almeno da essere
autonomi energeticamente per le nostre case, cerchiamo di lavorare il più possibile con
internet, ove possibile ripristiniamo l’orto e gli animali da cortile, magari in comunione con
i vicini.
Siamo dipendenti dal denaro e soffocati dal debito?
Cerchiamo per quanto possibile di ridurre le nostre esposizioni con il sistema bancario,
magari rinunciando a qualcosa, aiutiamo la creazione dei circuiti dove circolano oltre
all’euro anche i buoni della Solidarietà ChE Cammina SCEC www.arcipelagoscec.org .
Solo un cambiamento che parte da noi stessi potrà cambiare la situazione, questa è la vera
democrazia…il tempo stringe e già è tardi…diamoci da fare.
Ricordiamoci anche una cosa…loro hanno bisogno di noi, ma noi non abbiamo bisogno
di loro!
That’s all folks
e collaborazione
Alla fine San Patrizio ha illuminato gli irlandesi che hanno detto NO al trattato di Lisbona,
l’atto più antidemocratico della storia moderna.
Detto questo però non dovete pensare che siamo antieuropeisti. Noi siamo a favore
dell’unione tra i popoli, non solo europea….magari ci fosse l’unione dei popoli a livello
mondiale! Siamo contrari, fortemente contrari, a “questa” unione europea che utilizza i forti
squilibri presenti fra i 27 paesi che compongono l’unione per avvantaggiare poche persone.
Siamo contrari a questa unione europea che avvantaggia i poteri finanziari, le lobbies, i
“circoli privati”a svantaggio di tutti gli altri.
Gli squilibri, sociali ed economici, sono funzionali a questo sistema e vengono esasperati
per permettere a pochi di continuare la loro opera di sopraffazione.
Sono squilibri gli stipendi medi rumeni a 230 euro (fonte ICE) contro i nostri 1.200 euro (a
noi ce ne vorrebbero 2000), sono squilibri le aziende che “delocalizzano” per sfruttare la
manodopera a basso costo e poi rivendere in Italia a prezzi italiani.
Gli squilibri economici sono le tariffe dell’energia elettrica dei diversi paesi europei
(tratto dal Piano Energetico regione Toscana)
Che uniti all’adozione di un cambio con l’euro per noi insostenibile, ha portato ad
accelerare la perdita di importanti quote di esportazione a favore di altri paesi
Elaborato del :19/06/2008
Pagina n.2 di 4
Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
Uno dei detti esoterici è come in grande così in piccolo e se ci pensiamo bene l’utilizzo
degli squilibri è cosa vecchia ed è sempre stato lo stesso a tutti i livelli: basta pensare allo
sfruttamento negli anni ’50 della manodopera del sud Italia costretta a emigrare a Torino per
lavorare alla FIAT, ed essere trattata come oggi gli immigrati di altri paesi, oppure allo
sfruttamento del lavoro dei clandestini operato dalle cosche mafiose e no. Ancora la stessa
modalità di sfruttamento la ritroviamo in molte altre parti del mondo che ha avuto sempre
un Sud da sfruttare, basta pensare all’Africa, depredata delle sue immense ricchezze, al
Messico, Brasile, Argentina, Corea, Cina, Taiwan, India ecc.
Il sistema ha necessità di questi squilibri per permettere a pochi di controllare e sfruttare a
suo completo favore queste forti disarmonie (a questo proposito consigliamo di ri-leggere il
report “le radici economiche dell’immigrazione” http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2007_nov_2.pdf ).
Prima si chiamava colonialismo, oggi unione politica, parole diverse, ma sostanza
uguale.
La vera unione è quella che non basa la sua forza sugli squilibri, ma si crea quando due o
più popoli che hanno economie solide e che sono autosufficienti, decidono di unirsi, non per
aumentare la loro potenza economica o militare difendendosi da qualcuno, ma per
armonizzare i propri popoli che insieme potranno moltiplicare le proprie caratteristiche
positive, mantenendo allo stesso tempo le proprie peculiarità. In questo caso
aumenterebbero le scoperte scientifiche, i progetti ben riusciti e si diffonderebbero tutte le
arti permettendo al benessere comune di aumentare in modo esponenziale.
Non è molto diverso da due persone che si uniscono per creare una famiglia: se le persone
sono equilibrate mentalmente e fisicamente e soprattutto sanno stare bene da sole, la loro
unione sarà forte, sana e duratura e i loro figli cresceranno forti e autonomi; se invece due
persone si mettono insieme per colmare le proprie lacune, solitudine, povertà, insicurezza,
depressione ecc., la loro unione sarà squilibrata e darà luogo a meccanismi di sfruttamento e
potere, di dipendenza e sarà un’unione destinata a finire presto o a sfociare in quei gravi
Elaborato del :19/06/2008
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Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
episodi di cronaca che tutti i mass media riportano sempre con enfasi. Se poi daranno alla
luce dei figli anche loro avranno molte difficoltà riproponendo le caratteristiche negative dei
loro genitori.
Oggi il sistema politico, sociale, scolastico e finanziario non ha nessun interesse a costruire
una società sana, senza squilibri, semplicemente perché il potere si nutre di questi squilibri e
gli permettono di prosperare e crescere. Per questi fattori l’unione che nasce, basandosi su
questi squilibri sarà solo un’unione fatta per avvantaggiare i poteri forti, finanziario e
politico e non potrà mai avere il supporto dei cittadini ed i tre referendum, olandese e
francese del 2005 e quello irlandese lo dimostrano ampiamente.
Le parole chiave di questo sistema sono: dipendenza e sfruttamento e su queste noi
sappiamo che non si può costruire niente di sano e duraturo.
Dipendiamo dal credito che un’autorità al disopra di tutto e tutti, bce, decide se ci sarà
abbondanza o scarsità, oltretutto, visto che, con le politiche monetarie attuali, per uno stato
oltre il 94% del denaro immesso è a fronte di un indebitamento mentre la percentuale sale al
100% per i privati, possiamo dire che siamo i Nuovi Schiavi e visto che nessuno si sogna di
mettere in circolazione il denaro necessario agli interessi….siamo schiavi che si scannano
fra di loro per ottenere la loro quota di interessi e poter acquietare, temporaneamente, il
signore e insaziabile padrone delle nostre vite http://www.disinformazione.it/i_nuovi_schiavi.htm
Quale unione europea è possibile con queste premesse? Quale libertà? Quale democrazia?
È forse democrazia quella italiana dove si deve scegliere tra due parti politiche uguali? È
forse democrazia quella che dice che se fai parte della “casta” sei al di sopra delle leggi e
hai l’impunità? È forse democrazia avere l’esercito agli angoli delle strade per fermare i
borseggi? È democrazia avere 150 basi americane con una dotazione di armi nucleari di cui
non sappiamo assolutamente nulla? È democrazia non poter vedere i documenti
perennemente coperti da segreto di stato che hanno venduto la nostra libertà e la nostra terra
in 60 anni di omissioni e bugie?
È democrazia imporre il modello occidentale occupando stati e imponendo governi con la
forza delle armi? È democrazia uccidere almeno 1 milione di persone
http://www.justforeignpolicy.org/iraq/iraqdeaths.html per un attentato che ha molto il sapore di
essere una nuova Pearl Harbor? È democrazia imporre ad uno stato di non avere il nucleare
quando l’occidente non sa nemmeno quante testate nucleari ha? È stata democrazia firmare
il trattato di Maastricht nel completo silenzio e con la consapevolezza di andare contro la
costituzione? È stata democrazia quella di imporre l’euro a quelle condizioni capestro? È
stata democrazia quella di assoggettare la costituzione (colpo di mano della sinistra) ai
trattati internazionali?
È democrazia non tenere conto dei due referendum popolari di Olanda e Francia e proporre
un nuovo trattato bocciato dal referendum irlandese? È democrazia quella che aggirerà il no
Elaborato del :19/06/2008
Pagina n.4 di 4
Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
irlandese con trucchi legali e magari facendogli rifare il referendum (ci sono già delle voci
in tal senso)?
Insomma in Italia la democrazia è morta e sepolta da decenni e forse quella vera non
l’abbiamo mai sperimentata, in Europa e nel mondo si è affermato un modello di
democrazia che è la negazione stessa di questo termine violentato e abusato per mascherare
nuove tirannie. A livello economico e finanziario abbiamo una dittatura manifesta del
sistema bancario…con queste premesse, ma quale unione europea?
Noi dobbiamo focalizzare il nostro lavoro, i nostri sforzi verso tutto quello che invece è
l’esatto contrario delle due parole chiave del sistema e sono indipendenza e
collaborazione.
Oggi siamo dipendenti dalla globalizzazione e dal petrolio?
Allora cerchiamo di ricostruire le economie locali ed impariamo a dipendere sempre meno
dalle merci che provengono al 99% da sfruttamento e che fanno migliaia di chilometri.
Cerchiamo di lavorare il più possibile con le energie alternative almeno da essere
autonomi energeticamente per le nostre case, cerchiamo di lavorare il più possibile con
internet, ove possibile ripristiniamo l’orto e gli animali da cortile, magari in comunione con
i vicini.
Siamo dipendenti dal denaro e soffocati dal debito?
Cerchiamo per quanto possibile di ridurre le nostre esposizioni con il sistema bancario,
magari rinunciando a qualcosa, aiutiamo la creazione dei circuiti dove circolano oltre
all’euro anche i buoni della Solidarietà ChE Cammina SCEC www.arcipelagoscec.org .
Solo un cambiamento che parte da noi stessi potrà cambiare la situazione, questa è la vera
democrazia…il tempo stringe e già è tardi…diamoci da fare.
Ricordiamoci anche una cosa…loro hanno bisogno di noi, ma noi non abbiamo bisogno
di loro!
That’s all folks
martedì 17 giugno 2008
GENTE DI DUBLINO
Gente di Dublino
Scritto da Gianluca Freda
domenica 15 giugno 2008
Ma sì, brindiamo pure. Leviamo in alto le nostre pinte di Guinness e facciamo cin cin alla salute dei cittadini irlandesi, che ci hanno regalato qualche attimo di respiro. Ma rendiamoci conto che il progetto degli autocrati di Bruxelles – quello di un orwelliano governo centrale europeo che cancelli per sempre ogni sovranità nazionale – non è certo defunto, ma solo temporaneamente rallentato.
Fra tutte le dichiarazioni imbecilli sul risultato del referendum irlandese, spicca come sempre quella di Giorgio Napolitano, secondo la quale sarebbe ingiusto che all’1% degli europei sia concesso il diritto di decidere per tutti. Napolitano dimentica di dire che quell’1% è l’unica fetta di cittadini d’Europa a cui sia stato permesso di esprimere un parere sull’immondo Trattato di Lisbona. Con l’eccezione dell’Irlanda, il restante 99% dei cittadini d’Europa ha dovuto ingoiare il trattato a scatola chiusa, volente o nolente, senza potersi esprimere in merito. Se – come sarebbe giusto e opportuno, trattandosi di una decisione che pregiudica il nostro futuro – referendum come quello irlandese...
si fossero tenuti in tutti i paesi membri, i NO sarebbero stati una valanga di proporzioni continentali. Napolitano ha aggiunto che chi si oppone a una decisione presa da tutti i paesi europei (voleva dire: dagli equivalenti di Napolitano, presenti purtroppo in quasi tutti i paesi europei) dovrebbe star fuori dall’UE. Forse la vecchiaia gli ha danneggiato l’udito: è esattamente questo che gli irlandesi hanno chiesto col loro referendum.
Ogni volta che gli europei sono stati chiamati alle urne per decidere sull’unificazione economica e politica del continente, i risultati sono stati fallimentari per gli imperatori di Bruxelles. I cittadini di Francia e Olanda, con i referendum del 2005, avevano affossato la cosiddetta “Costituzione Europea” (in realtà un fogliaccio che con linguaggio magniloquente pretendeva di trasformare in Costituzione tutti i precedenti trattati, rafforzandoli e conferendo alle direttive la natura di “leggi”). Gli eurocrati non si fermarono di fronte a questa bocciatura: riproposero tale e quale il testo respinto da francesi e olandesi cambiandogli il nome in “Trattato di Lisbona”. Questa volta si evitò di pubblicizzare troppo l’accordo, memori dell’esperienza precedente. La maggior parte degli abitanti d’Europa, a tutt’oggi, non è al corrente neppure della sua esistenza, ancor meno dei suoi contenuti. La ratifica fu data dai governi dei paesi membri, senza che i cittadini venissero interpellati né informati. I referendum, si sa, sono uno strumento utile solo quando c’è da pronunciarsi sull’orario di apertura dei negozi. Ma quando è in ballo un trattato che assoggetterebbe tutti i paesi d’Europa alle scelte compiute da Cipro o dalla Bulgaria, meglio evitare di coinvolgere il popolo. Soprattutto se queste scelte riguardano materie fondamentali come quelle sul sistema giudiziario, sull’istruzione, sulle alleanze internazionali. Il risultato potrebbe non essere quello sperato da Barroso.
Quest’ultimo, incassata l’ennesima mazzata irlandese (la prima era stata quella del Trattato di Nizza, altro attentato alla sovranità nazionale sventato nel 2001 dai cittadini d’Irlanda, che San Patrizio li benedica), si è democraticamente affrettato a dichiarare che degli irlandesi non gliene frega nulla e che il processo delle ratifiche proseguirà senza interruzioni. Gli hanno fatto eco buona parte degli yes-men europei, il che ci dà un’idea di quale sarebbe l’autonomia dei governi nazionali se il progetto di Barroso e dei suoi burattinai dovesse diventare realtà. Il Parlamento Europeo ha votato contro una mozione che chiedeva il rispetto per i risultati del referendum irlandese. Gordon Brown ha telefonato a Sarkozy dicendo che la Gran Bretagna ratificherà comunque il Trattato. Perfino Peter Sutherland, irlandese ed ex commissario europeo, ha detto “non posso credere che non si riuscirà a trovare un sistema per procedere lo stesso”. Non è dunque escluso che l’UE decida di applicare comunque il Trattato di Lisbona, riservandosi di definire in seguito i rapporti con i paesi che lo hanno respinto (tra questi potrebbe esserci anche la Repubblica Ceca, il cui presidente, Vaclav Klaus, sta meditando di indire un referendum sull’argomento).
Comunque vadano le cose, la marcia degli eurocrati verso il superstato sarà tutt’altro che trionfale. L’UE è un progetto creato a tavolino, artificiale e privo di anima, avversato dalla stragrande maggioranza degli abitanti del continente e ideato al solo scopo di rispondere agli interessi di dominio globale di pochi potenti, corrispondenti pressappoco al gruppetto di criminali riunitosi a Chantilly (Virginia) qualche giorno fa. Le difficoltà nel tenere in piedi un progetto così estraneo alla storia e alla cultura dell’Europa sono evidenti già oggi. La Grecia, al summit Nato dello scorso aprile, ha bloccato l’ingresso nell’UE della Macedonia, adducendo le solite perplessità di denominazione; la Germania teme l’ingresso di Georgia e Ucraina e le tiene sotto stretto controllo; la Polonia, paese di tradizione cattolica in un’Unione fondata su basi laiche, potrebbe avere qualcosa da obiettare su molte direttive europee, per esempio quelle sulla pianificazione familiare. La stessa Irlanda, anch’essa cattolica, ha visto trionfare i NO sotto il timore di un’estensione forzata a tutti i paesi membri delle leggi che consentono l’aborto; timore non necessariamente irragionevole e comunque indice dell’abuso che si compie pretendendo di unire sotto un’unica normativa centrale paesi di cultura e tradizione così diversa.
E’ a queste schermaglie che il Trattato di Lisbona intendeva porre fine, limitando drasticamente il potere delle entità nazionali di bloccare le politiche centrali. Ma questo è proprio ciò che agli irlandesi non è piaciuto; e che non piacerebbe a nessun popolo europeo, se solo avesse la possibilità di esserne informato e di esprimere pareri su questioni diverse dalle nomination del Grande Fratello (il reality televisivo, non Barroso). Se il progetto centralista dovesse mai diventare realtà, esso sarebbe causa di tensioni fortissime all’interno delle singole (ex) entità nazionali, costrette a digerire direttive centrali dannose, ostili e distruttive delle diverse identità culturali. Gli interventi “pacificatori” delle forze di polizia centrali diventerebbero a quel punto sempre più frequenti. Gli irlandesi, essendo meno capitalisticamente evoluti, e dunque più intelligenti della media del gregge europeo, non ci sono cascati e hanno momentaneamente sabotato questo tritacarne legislativo.
A guidare il sabotaggio c’era il glorioso Sinn Fein, unico tra i partiti irlandesi a schierarsi contro il Trattato, unito al gruppo Libertas, guidato dal miliardario Declan Ganley. Questi due soggetti hanno ottenuto un risultato strepitoso, dimostrando che gli eurocrati di Bruxelles, mai eletti da nessuno, non sono invincibili e che con un po’ di determinazione e di organizzazione è possibile mettere i bastoni tra le ruote al loro progetto di dominio sul continente. La campagna per il NO ha conquistato adepti a destra e a sinistra, prendendo le difese dei diritti dei lavoratori e della sostenibilità fiscale, schierandosi contro le privatizzazioni e contro l’aborto. I sostenitori del SI’ hanno invece puntato tutto su una campagna terroristica, minacciando l’aggravarsi della crisi economica del paese e agitando lo spettro di una esclusione dell’Irlanda dai gloriosi destini europei. Alla fine è stata proprio la parte di popolazione più disagiata sul piano economico che ha voltato le spalle a questi mercanti di paura.
Scrive Harry Browne su Counterpunch: “Il problema del Trattato è che era fin troppo facile per gli elettori collegare gli attuali problemi economici dell’Irlanda con il suo ruolo in Europa. Con la crescita della disoccupazione, si fa più viva l’attenzione verso tutti gli immigrati dell’est europeo che vengono a lavorare qui; mentre i prezzi delle case colano a picco, il presidente della Banca Centrale Europea annuncia un innalzamento dei tassi d’interesse; mentre gli allevatori sono preoccupati per il proprio futuro, la UE si accorda con il WTO per consentire l’ingresso di maggiori quantità di carni sudamericane nei mercati europei; i pescatori, disperati per la crescita dei prezzi del combustibile, organizzano il blocco dei porti principali e allo stesso tempo inveiscono contro le quote imposte dalla UE, che li costringono a gettare via tonnellate e tonnellate di pescato”.
Il NO al Trattato – che avrebbe annullato l’influenza dell’Irlanda in Europa, aperto la porta a politiche fiscali imposte dall’esterno e posto le leggi dell’UE al di sopra di quelle irlandesi – è stato un disastro per il neoeletto primo ministro Brian Cowen, che aveva sostenuto la campagna per il SI’ con tutte le proprie forze. Ma il 53,4% dei suoi concittadini ha dimostrato ora di non gradire la sua linea politica. Dopo il referendum, Declan Ganley ha dichiarato, con giusta soddisfazione: “Non si doveva dare per scontata la volontà del popolo irlandese. Nella loro enorme saggezza, gli irlandesi hanno preso il trattato, hanno guardato i suoi articoli e a quanto sembra hanno inviato all’elite di Bruxelles, mai eletta da nessuno, lo stesso messaggio dei nostri colleghi europei di Francia e Olanda”. Ha aggiunto: “Per amor di verità, bisogna dire che Mr. Cowen e i sostenitori del SI’ hanno fatto tutto ciò che potevano – incluso il ricorso ad alcuni colpi bassi – per ottenere i risultati voluti da Bruxelles, quindi nessuno potrà rimproverarli per questo. Ma ora Mr. Cowen ha il dovere di tornare a Bruxelles per chiedere che venga stipulato un accordo migliore”.
Ganley si illude. Il Trattato di Lisbona passerà così come è stato studiato dai burocrati europei o non passerà affatto. Una versione “edulcorata”, che preveda maggiore autonomia e maggiori garanzie per i singoli paesi dell’Unione, non è prevista nel progetto accentratore degli eurosauri. Non c’è il tempo, né la voglia, né la forza di riscrivere un nuovo trattato partendo da zero. Per fortuna, Ganley e tutti coloro che si sono battuti per il NO non sono soli in Europa. L’insofferenza verso la prepotenza dittatoriale di Barroso, dei suoi predecessori ed eredi nella Commissione e dei loro manovratori inizia a diffondersi a macchia d’olio in molti governi europei. Non c’è solo la nostra Lega di governo ad esprimere soddisfazione per il risultato del referendum irlandese. Perfino nell’allineatissima Francia sarkoziana, il primo ministro francese Francois Fillon, aveva dichiarato, prima del voto in Irlanda: “Se gli irlandesi decideranno di respingere il Trattato di Lisbona, naturalmente non ci sarà nessun Trattato di Lisbona”. La rabbia verso gli schiavisti eurocratici inizia a diffondersi in ogni angolo del continente e il risultato del referendum irlandese potrebbe amplificarla. Il tempo dirà se il coraggio dell’isola verde ci ha salvato da un futuro di subordinazione eurocentrica o ci ha solo regalato un attimo di tregua nella marcia dolorosa verso il nuovo ordine mondiale.
Scritto da Gianluca Freda
domenica 15 giugno 2008
Ma sì, brindiamo pure. Leviamo in alto le nostre pinte di Guinness e facciamo cin cin alla salute dei cittadini irlandesi, che ci hanno regalato qualche attimo di respiro. Ma rendiamoci conto che il progetto degli autocrati di Bruxelles – quello di un orwelliano governo centrale europeo che cancelli per sempre ogni sovranità nazionale – non è certo defunto, ma solo temporaneamente rallentato.
Fra tutte le dichiarazioni imbecilli sul risultato del referendum irlandese, spicca come sempre quella di Giorgio Napolitano, secondo la quale sarebbe ingiusto che all’1% degli europei sia concesso il diritto di decidere per tutti. Napolitano dimentica di dire che quell’1% è l’unica fetta di cittadini d’Europa a cui sia stato permesso di esprimere un parere sull’immondo Trattato di Lisbona. Con l’eccezione dell’Irlanda, il restante 99% dei cittadini d’Europa ha dovuto ingoiare il trattato a scatola chiusa, volente o nolente, senza potersi esprimere in merito. Se – come sarebbe giusto e opportuno, trattandosi di una decisione che pregiudica il nostro futuro – referendum come quello irlandese...
si fossero tenuti in tutti i paesi membri, i NO sarebbero stati una valanga di proporzioni continentali. Napolitano ha aggiunto che chi si oppone a una decisione presa da tutti i paesi europei (voleva dire: dagli equivalenti di Napolitano, presenti purtroppo in quasi tutti i paesi europei) dovrebbe star fuori dall’UE. Forse la vecchiaia gli ha danneggiato l’udito: è esattamente questo che gli irlandesi hanno chiesto col loro referendum.
Ogni volta che gli europei sono stati chiamati alle urne per decidere sull’unificazione economica e politica del continente, i risultati sono stati fallimentari per gli imperatori di Bruxelles. I cittadini di Francia e Olanda, con i referendum del 2005, avevano affossato la cosiddetta “Costituzione Europea” (in realtà un fogliaccio che con linguaggio magniloquente pretendeva di trasformare in Costituzione tutti i precedenti trattati, rafforzandoli e conferendo alle direttive la natura di “leggi”). Gli eurocrati non si fermarono di fronte a questa bocciatura: riproposero tale e quale il testo respinto da francesi e olandesi cambiandogli il nome in “Trattato di Lisbona”. Questa volta si evitò di pubblicizzare troppo l’accordo, memori dell’esperienza precedente. La maggior parte degli abitanti d’Europa, a tutt’oggi, non è al corrente neppure della sua esistenza, ancor meno dei suoi contenuti. La ratifica fu data dai governi dei paesi membri, senza che i cittadini venissero interpellati né informati. I referendum, si sa, sono uno strumento utile solo quando c’è da pronunciarsi sull’orario di apertura dei negozi. Ma quando è in ballo un trattato che assoggetterebbe tutti i paesi d’Europa alle scelte compiute da Cipro o dalla Bulgaria, meglio evitare di coinvolgere il popolo. Soprattutto se queste scelte riguardano materie fondamentali come quelle sul sistema giudiziario, sull’istruzione, sulle alleanze internazionali. Il risultato potrebbe non essere quello sperato da Barroso.
Quest’ultimo, incassata l’ennesima mazzata irlandese (la prima era stata quella del Trattato di Nizza, altro attentato alla sovranità nazionale sventato nel 2001 dai cittadini d’Irlanda, che San Patrizio li benedica), si è democraticamente affrettato a dichiarare che degli irlandesi non gliene frega nulla e che il processo delle ratifiche proseguirà senza interruzioni. Gli hanno fatto eco buona parte degli yes-men europei, il che ci dà un’idea di quale sarebbe l’autonomia dei governi nazionali se il progetto di Barroso e dei suoi burattinai dovesse diventare realtà. Il Parlamento Europeo ha votato contro una mozione che chiedeva il rispetto per i risultati del referendum irlandese. Gordon Brown ha telefonato a Sarkozy dicendo che la Gran Bretagna ratificherà comunque il Trattato. Perfino Peter Sutherland, irlandese ed ex commissario europeo, ha detto “non posso credere che non si riuscirà a trovare un sistema per procedere lo stesso”. Non è dunque escluso che l’UE decida di applicare comunque il Trattato di Lisbona, riservandosi di definire in seguito i rapporti con i paesi che lo hanno respinto (tra questi potrebbe esserci anche la Repubblica Ceca, il cui presidente, Vaclav Klaus, sta meditando di indire un referendum sull’argomento).
Comunque vadano le cose, la marcia degli eurocrati verso il superstato sarà tutt’altro che trionfale. L’UE è un progetto creato a tavolino, artificiale e privo di anima, avversato dalla stragrande maggioranza degli abitanti del continente e ideato al solo scopo di rispondere agli interessi di dominio globale di pochi potenti, corrispondenti pressappoco al gruppetto di criminali riunitosi a Chantilly (Virginia) qualche giorno fa. Le difficoltà nel tenere in piedi un progetto così estraneo alla storia e alla cultura dell’Europa sono evidenti già oggi. La Grecia, al summit Nato dello scorso aprile, ha bloccato l’ingresso nell’UE della Macedonia, adducendo le solite perplessità di denominazione; la Germania teme l’ingresso di Georgia e Ucraina e le tiene sotto stretto controllo; la Polonia, paese di tradizione cattolica in un’Unione fondata su basi laiche, potrebbe avere qualcosa da obiettare su molte direttive europee, per esempio quelle sulla pianificazione familiare. La stessa Irlanda, anch’essa cattolica, ha visto trionfare i NO sotto il timore di un’estensione forzata a tutti i paesi membri delle leggi che consentono l’aborto; timore non necessariamente irragionevole e comunque indice dell’abuso che si compie pretendendo di unire sotto un’unica normativa centrale paesi di cultura e tradizione così diversa.
E’ a queste schermaglie che il Trattato di Lisbona intendeva porre fine, limitando drasticamente il potere delle entità nazionali di bloccare le politiche centrali. Ma questo è proprio ciò che agli irlandesi non è piaciuto; e che non piacerebbe a nessun popolo europeo, se solo avesse la possibilità di esserne informato e di esprimere pareri su questioni diverse dalle nomination del Grande Fratello (il reality televisivo, non Barroso). Se il progetto centralista dovesse mai diventare realtà, esso sarebbe causa di tensioni fortissime all’interno delle singole (ex) entità nazionali, costrette a digerire direttive centrali dannose, ostili e distruttive delle diverse identità culturali. Gli interventi “pacificatori” delle forze di polizia centrali diventerebbero a quel punto sempre più frequenti. Gli irlandesi, essendo meno capitalisticamente evoluti, e dunque più intelligenti della media del gregge europeo, non ci sono cascati e hanno momentaneamente sabotato questo tritacarne legislativo.
A guidare il sabotaggio c’era il glorioso Sinn Fein, unico tra i partiti irlandesi a schierarsi contro il Trattato, unito al gruppo Libertas, guidato dal miliardario Declan Ganley. Questi due soggetti hanno ottenuto un risultato strepitoso, dimostrando che gli eurocrati di Bruxelles, mai eletti da nessuno, non sono invincibili e che con un po’ di determinazione e di organizzazione è possibile mettere i bastoni tra le ruote al loro progetto di dominio sul continente. La campagna per il NO ha conquistato adepti a destra e a sinistra, prendendo le difese dei diritti dei lavoratori e della sostenibilità fiscale, schierandosi contro le privatizzazioni e contro l’aborto. I sostenitori del SI’ hanno invece puntato tutto su una campagna terroristica, minacciando l’aggravarsi della crisi economica del paese e agitando lo spettro di una esclusione dell’Irlanda dai gloriosi destini europei. Alla fine è stata proprio la parte di popolazione più disagiata sul piano economico che ha voltato le spalle a questi mercanti di paura.
Scrive Harry Browne su Counterpunch: “Il problema del Trattato è che era fin troppo facile per gli elettori collegare gli attuali problemi economici dell’Irlanda con il suo ruolo in Europa. Con la crescita della disoccupazione, si fa più viva l’attenzione verso tutti gli immigrati dell’est europeo che vengono a lavorare qui; mentre i prezzi delle case colano a picco, il presidente della Banca Centrale Europea annuncia un innalzamento dei tassi d’interesse; mentre gli allevatori sono preoccupati per il proprio futuro, la UE si accorda con il WTO per consentire l’ingresso di maggiori quantità di carni sudamericane nei mercati europei; i pescatori, disperati per la crescita dei prezzi del combustibile, organizzano il blocco dei porti principali e allo stesso tempo inveiscono contro le quote imposte dalla UE, che li costringono a gettare via tonnellate e tonnellate di pescato”.
Il NO al Trattato – che avrebbe annullato l’influenza dell’Irlanda in Europa, aperto la porta a politiche fiscali imposte dall’esterno e posto le leggi dell’UE al di sopra di quelle irlandesi – è stato un disastro per il neoeletto primo ministro Brian Cowen, che aveva sostenuto la campagna per il SI’ con tutte le proprie forze. Ma il 53,4% dei suoi concittadini ha dimostrato ora di non gradire la sua linea politica. Dopo il referendum, Declan Ganley ha dichiarato, con giusta soddisfazione: “Non si doveva dare per scontata la volontà del popolo irlandese. Nella loro enorme saggezza, gli irlandesi hanno preso il trattato, hanno guardato i suoi articoli e a quanto sembra hanno inviato all’elite di Bruxelles, mai eletta da nessuno, lo stesso messaggio dei nostri colleghi europei di Francia e Olanda”. Ha aggiunto: “Per amor di verità, bisogna dire che Mr. Cowen e i sostenitori del SI’ hanno fatto tutto ciò che potevano – incluso il ricorso ad alcuni colpi bassi – per ottenere i risultati voluti da Bruxelles, quindi nessuno potrà rimproverarli per questo. Ma ora Mr. Cowen ha il dovere di tornare a Bruxelles per chiedere che venga stipulato un accordo migliore”.
Ganley si illude. Il Trattato di Lisbona passerà così come è stato studiato dai burocrati europei o non passerà affatto. Una versione “edulcorata”, che preveda maggiore autonomia e maggiori garanzie per i singoli paesi dell’Unione, non è prevista nel progetto accentratore degli eurosauri. Non c’è il tempo, né la voglia, né la forza di riscrivere un nuovo trattato partendo da zero. Per fortuna, Ganley e tutti coloro che si sono battuti per il NO non sono soli in Europa. L’insofferenza verso la prepotenza dittatoriale di Barroso, dei suoi predecessori ed eredi nella Commissione e dei loro manovratori inizia a diffondersi a macchia d’olio in molti governi europei. Non c’è solo la nostra Lega di governo ad esprimere soddisfazione per il risultato del referendum irlandese. Perfino nell’allineatissima Francia sarkoziana, il primo ministro francese Francois Fillon, aveva dichiarato, prima del voto in Irlanda: “Se gli irlandesi decideranno di respingere il Trattato di Lisbona, naturalmente non ci sarà nessun Trattato di Lisbona”. La rabbia verso gli schiavisti eurocratici inizia a diffondersi in ogni angolo del continente e il risultato del referendum irlandese potrebbe amplificarla. Il tempo dirà se il coraggio dell’isola verde ci ha salvato da un futuro di subordinazione eurocentrica o ci ha solo regalato un attimo di tregua nella marcia dolorosa verso il nuovo ordine mondiale.
lunedì 16 giugno 2008
Alla faccia del grande oncologo!!!
VERONESI: MEGLIO LA MACELLERIA DEL SANTA RITA CHE LE INTERCETTAZIONI!
Ma come fa un medico, oltretutto di questa portata, a dire certe cose?
http://www.pieroricca.org/2008/06/15/umberto-veronesi-e-le-intercettazioni/
Per chi vuole c'è anche il video.
Il senatore Umberto Veronesi è contrario per principio alle intercettazioni telefoniche giudiziarie. Meglio non scoprire gli orrori della clinica Santa Rita, per esempio, che farlo controllando le telefonate. Così mi ha detto giovedì 12 giugno alla libreria Mondadori di Milano, a margine della presentazione del libro di Anna Serafini in Fassino. Per rendere più chiaro il dialoghetto, che si è svolto in un ambiente rumoroso e in un clima concitato (avevo appena interpellato la senatrice Serafini e parte della platea era indispettita dalla mia impertinenza, mentre un agente della digos strattonava Franz che riprendeva), l’abbiamo sbobinato e lo proponiamo di seguito in forma scritta.
Veronesi: Lei (la senatrice Serafini, ndr) ne fa una questione di principio e io sono d’accordo con lei. Intercettare per principio è un errore, è come aprire la corrispondenza…
Ricca: E’ uno strumento fondamentale d’indagine per molti reati adesso, professore.
V: Ci si deve arrivare senza intercettare!
R: Se no, alla Santa Rita come li beccavano? Se non c’è il pentito, come li beccano?
V: Fa niente, fa niente!
R: Fa niente? Quindi è meglio la macelleria sanitaria piuttosto che le indagini con intercettazioni?
V: Domani ti aprono la corrispondenza…
R: Io non ho nulla da nascondere. Un politico dovrebbe essere al di sopra del sospetto!
V: Sì, ma non puoi farti aprire la corrispondenza.
R: Santa Rita come la scoprivano senza le telefonate?
V: Chi se ne frega della Santa Rita!
R: Meglio la macelleria?
V: Meglio! Meglio! Meglio!
R: Questo è grave professore!
V: No, è gravissimo, ma è meglio!R: Questo è grave, eh! Questo è grave professore!
V: Non si finisce più!
R: Lo strumento era legittimo. Intercettare degli indagati.
V: E’ come la legge sui pentiti! I pentiti cosa facevano? La legge sui pentiti non è sui pentiti, è sui delatori! Cioè, tu vieni premiato per la tua delazione.
R: Quante persone sono finite all’ergastolo? Quanti mafiosi sono finiti all’ergastolo con quella legge lì?
V: La Mafia, lo sai che si risolve liberalizzando le droghe! E’ inutile parlare…
R: E’ solo quello?
V: Ma certo! Devi prevenire la malattia, non curarla malamente!
R: Ma è solo quello il problema della Mafia?
V: Il primo è quello lì! Eh certo! La liberalizzazione…
R: E nel frattempo che si fa?
V: Ma nessuno ne parla perché gli interessi sono tanti!
R: Nel frattempo?
V: Il sistema sanitario va corretto!
R: Ma intanto i criminali che sono nella sanità, se non ci pensa la magistratura indagandoli e arrestandoli, come si fa a risolverlo? Lasciamo che uccidano la gente?
V: Ma non puoi superare certi limiti! Questo è il mio pensiero.
R: Va bene.
V: Perché se no non te la cavi più. E’ uno Stato di polizia!
R: No, è uno Stato di impunità, questo! SI passa da un eccesso all’altro!
V: No, è di polizia! Domani ti apriranno la corrispondenza!
R: Quindi secondo lei il problema più grande è la privacy? Rispetto all’impunità del potere è la privacy?
V: E’ la libertà, la privacy!
R: E l’impunità del potere dove finisce?
V: Ma no, perché non hai più limiti! Se tu intercettassi solo quello, alla fine tutti sono intercettati…
R: Quindi lei è contrario alle intercettazioni?
V: Per principio!
R: Ah, non si può mai fare?
V: Poi ci possono essere eccezioni. Ma la regola è di non intercettare. Invece qui la regola è di intercettare tutti gli italiani. Io sono intercettato, sicuramente sotto controllo. Lei è sotto controllo… Tutti siamo sotto controllo. Cosa vuol dire? Vuol dire che abbiamo perso la libertà di comunicare.
R: Ma un conto sono le intercettazioni giudiziarie, un altro conto sono quelle della ‘banda Telecom’ e degli spioni privati.
V: Ma no, perché il dubbio c’è sempre, basta una segnalazione: “beh, mettiamo sotto controllo”. Allora tu dici una scemenza qualsiasi a una ragazza…
R: Quindi lei è favorevole alla legge Berlusconi?
V: Non so cosa ha proposto lui, io parlo di principio.
R: Di far fuori le intercettazioni tranne che per Mafia e terrorismo.
V: Di principio, di principio! E’ una questione di principio, è quello che dico… E’ difficile poi andare sul fatto pratico… Io sono molto attento allo Stato di diritto.
R: Ma lei (la senatrice Serafini, ndr) faceva anche il caso del marito. Ma è mestiere del politico prendersi le banche con gli uomini d’affari delinquenti?
V: No, il marito non mi interessa… Ma non finisci più, non finisci più… Un domani che sei intercettato tu mi telefoni e io sono sotto controllo…
R: Ma un politico dovrebbe essere specchiato! Un politico dovrebbe essere trasparente.
V: Sì, ma lo so. Ma non basta!
R: Non basta essere trasparenti?
V: Non basta per giustificare le intercettazioni! Tu devi creare la cultura per cui i politici diventino trasparenti.
R: Quindi tra un secolo ne riparliamo?
V: Certo!
R: Per intanto ci teniamo Consorte, Previti e Dell’Utri, per intanto? E la Santa Rita?
V: Senti, il Paese sta andando in direzione opposta a quella che tutti scrivono…
R: Cioè dove sta andando?
V: Il Paese è più sicuro, gli omicidi sono andati al trenta per cento rispetto a cinque anni fa, l’Italia è il Paese che ha meno omicidi nel mondo. Ma nessuno se ne accorge. Abbiamo la più bassa mortalità infantile. Abbiamo la più alta quantità di vegetazione, di verde rispetto agli altri Paesi…
R: Sì, ma io sto ponendo il problema dell’impunità dei ceti di potere in Italia.
V: Sì, ma ho capito.
R: Quello è il problema che sto ponendo io. Esiste o non esiste?
V: Io sono per la prevenzione e non per la repressione. Questo è il mio principio.
R: Ah, non vanno repressi in attesa di un mondo migliore?
V: Certo che lo devi fare, usando degli strumenti leciti! Per me l’intercettazione è illecita come principio, come principio.
R: Va bene.
V: Perché il mondo è andato avanti…
R: Anche ‘Mani Pulite’ è nata da lì, ‘Mani Pulite’.
V: No, no!
R: Mario Chiesa l’hanno intercettato, se no non lo prendevano.
V: Mario Chiesa è stato… Qualcuno che ha detto, fortunatamente, ha detto…
R: L’hanno intercettato, professore.
V: Non deve esistere, non devi sorprenderti se qualcuno…
R: Ma se non scatta la sanzione reputazionale, capisce?
V: Ma più tu opprimi e sopprimi, non risolvi…
R: Bisogna seminare per il futuro?
V: Bravo!
R: E intanto ci teniamo i Mario Chiesa?
V: Ma non è quello! Non pensare che tu risolvi i problemi, rimetti il Paese in linea con le intercettazioni… Sei un illuso!
R: No, è uno degli strumenti…
V: E’ una goccia nel mare… Prenderai i tre della Santa Rita…
A questo punto il dialogo si chiude per volontà di Franco Mirabelli, un dirigente milanese del Partito Democratico, il quale chiede dapprima alla Digos e poi a uno dei presenti di sottrarre il senatore Veronesi alla nostra telecamera.
Ma come fa un medico, oltretutto di questa portata, a dire certe cose?
http://www.pieroricca.org/2008/06/15/umberto-veronesi-e-le-intercettazioni/
Per chi vuole c'è anche il video.
Il senatore Umberto Veronesi è contrario per principio alle intercettazioni telefoniche giudiziarie. Meglio non scoprire gli orrori della clinica Santa Rita, per esempio, che farlo controllando le telefonate. Così mi ha detto giovedì 12 giugno alla libreria Mondadori di Milano, a margine della presentazione del libro di Anna Serafini in Fassino. Per rendere più chiaro il dialoghetto, che si è svolto in un ambiente rumoroso e in un clima concitato (avevo appena interpellato la senatrice Serafini e parte della platea era indispettita dalla mia impertinenza, mentre un agente della digos strattonava Franz che riprendeva), l’abbiamo sbobinato e lo proponiamo di seguito in forma scritta.
Veronesi: Lei (la senatrice Serafini, ndr) ne fa una questione di principio e io sono d’accordo con lei. Intercettare per principio è un errore, è come aprire la corrispondenza…
Ricca: E’ uno strumento fondamentale d’indagine per molti reati adesso, professore.
V: Ci si deve arrivare senza intercettare!
R: Se no, alla Santa Rita come li beccavano? Se non c’è il pentito, come li beccano?
V: Fa niente, fa niente!
R: Fa niente? Quindi è meglio la macelleria sanitaria piuttosto che le indagini con intercettazioni?
V: Domani ti aprono la corrispondenza…
R: Io non ho nulla da nascondere. Un politico dovrebbe essere al di sopra del sospetto!
V: Sì, ma non puoi farti aprire la corrispondenza.
R: Santa Rita come la scoprivano senza le telefonate?
V: Chi se ne frega della Santa Rita!
R: Meglio la macelleria?
V: Meglio! Meglio! Meglio!
R: Questo è grave professore!
V: No, è gravissimo, ma è meglio!R: Questo è grave, eh! Questo è grave professore!
V: Non si finisce più!
R: Lo strumento era legittimo. Intercettare degli indagati.
V: E’ come la legge sui pentiti! I pentiti cosa facevano? La legge sui pentiti non è sui pentiti, è sui delatori! Cioè, tu vieni premiato per la tua delazione.
R: Quante persone sono finite all’ergastolo? Quanti mafiosi sono finiti all’ergastolo con quella legge lì?
V: La Mafia, lo sai che si risolve liberalizzando le droghe! E’ inutile parlare…
R: E’ solo quello?
V: Ma certo! Devi prevenire la malattia, non curarla malamente!
R: Ma è solo quello il problema della Mafia?
V: Il primo è quello lì! Eh certo! La liberalizzazione…
R: E nel frattempo che si fa?
V: Ma nessuno ne parla perché gli interessi sono tanti!
R: Nel frattempo?
V: Il sistema sanitario va corretto!
R: Ma intanto i criminali che sono nella sanità, se non ci pensa la magistratura indagandoli e arrestandoli, come si fa a risolverlo? Lasciamo che uccidano la gente?
V: Ma non puoi superare certi limiti! Questo è il mio pensiero.
R: Va bene.
V: Perché se no non te la cavi più. E’ uno Stato di polizia!
R: No, è uno Stato di impunità, questo! SI passa da un eccesso all’altro!
V: No, è di polizia! Domani ti apriranno la corrispondenza!
R: Quindi secondo lei il problema più grande è la privacy? Rispetto all’impunità del potere è la privacy?
V: E’ la libertà, la privacy!
R: E l’impunità del potere dove finisce?
V: Ma no, perché non hai più limiti! Se tu intercettassi solo quello, alla fine tutti sono intercettati…
R: Quindi lei è contrario alle intercettazioni?
V: Per principio!
R: Ah, non si può mai fare?
V: Poi ci possono essere eccezioni. Ma la regola è di non intercettare. Invece qui la regola è di intercettare tutti gli italiani. Io sono intercettato, sicuramente sotto controllo. Lei è sotto controllo… Tutti siamo sotto controllo. Cosa vuol dire? Vuol dire che abbiamo perso la libertà di comunicare.
R: Ma un conto sono le intercettazioni giudiziarie, un altro conto sono quelle della ‘banda Telecom’ e degli spioni privati.
V: Ma no, perché il dubbio c’è sempre, basta una segnalazione: “beh, mettiamo sotto controllo”. Allora tu dici una scemenza qualsiasi a una ragazza…
R: Quindi lei è favorevole alla legge Berlusconi?
V: Non so cosa ha proposto lui, io parlo di principio.
R: Di far fuori le intercettazioni tranne che per Mafia e terrorismo.
V: Di principio, di principio! E’ una questione di principio, è quello che dico… E’ difficile poi andare sul fatto pratico… Io sono molto attento allo Stato di diritto.
R: Ma lei (la senatrice Serafini, ndr) faceva anche il caso del marito. Ma è mestiere del politico prendersi le banche con gli uomini d’affari delinquenti?
V: No, il marito non mi interessa… Ma non finisci più, non finisci più… Un domani che sei intercettato tu mi telefoni e io sono sotto controllo…
R: Ma un politico dovrebbe essere specchiato! Un politico dovrebbe essere trasparente.
V: Sì, ma lo so. Ma non basta!
R: Non basta essere trasparenti?
V: Non basta per giustificare le intercettazioni! Tu devi creare la cultura per cui i politici diventino trasparenti.
R: Quindi tra un secolo ne riparliamo?
V: Certo!
R: Per intanto ci teniamo Consorte, Previti e Dell’Utri, per intanto? E la Santa Rita?
V: Senti, il Paese sta andando in direzione opposta a quella che tutti scrivono…
R: Cioè dove sta andando?
V: Il Paese è più sicuro, gli omicidi sono andati al trenta per cento rispetto a cinque anni fa, l’Italia è il Paese che ha meno omicidi nel mondo. Ma nessuno se ne accorge. Abbiamo la più bassa mortalità infantile. Abbiamo la più alta quantità di vegetazione, di verde rispetto agli altri Paesi…
R: Sì, ma io sto ponendo il problema dell’impunità dei ceti di potere in Italia.
V: Sì, ma ho capito.
R: Quello è il problema che sto ponendo io. Esiste o non esiste?
V: Io sono per la prevenzione e non per la repressione. Questo è il mio principio.
R: Ah, non vanno repressi in attesa di un mondo migliore?
V: Certo che lo devi fare, usando degli strumenti leciti! Per me l’intercettazione è illecita come principio, come principio.
R: Va bene.
V: Perché il mondo è andato avanti…
R: Anche ‘Mani Pulite’ è nata da lì, ‘Mani Pulite’.
V: No, no!
R: Mario Chiesa l’hanno intercettato, se no non lo prendevano.
V: Mario Chiesa è stato… Qualcuno che ha detto, fortunatamente, ha detto…
R: L’hanno intercettato, professore.
V: Non deve esistere, non devi sorprenderti se qualcuno…
R: Ma se non scatta la sanzione reputazionale, capisce?
V: Ma più tu opprimi e sopprimi, non risolvi…
R: Bisogna seminare per il futuro?
V: Bravo!
R: E intanto ci teniamo i Mario Chiesa?
V: Ma non è quello! Non pensare che tu risolvi i problemi, rimetti il Paese in linea con le intercettazioni… Sei un illuso!
R: No, è uno degli strumenti…
V: E’ una goccia nel mare… Prenderai i tre della Santa Rita…
A questo punto il dialogo si chiude per volontà di Franco Mirabelli, un dirigente milanese del Partito Democratico, il quale chiede dapprima alla Digos e poi a uno dei presenti di sottrarre il senatore Veronesi alla nostra telecamera.
GRAZIE IRLANDA!!!
TRICHET E IL VOTO DELLA NONNA IRLANDESE
Postato il Domenica 15 Giugno 2008 (7:55) di davide
DI RUBEN MARTINEZ DALMAU
Rebelion
Un paio di anni fa, durante un seminario sul fallimento della Costituzione Europea al quale fui gentilmente invitato, sentii un collega – quasi un amico – esporre con crudezza il ragionamento elitista che è stato profuso sulla Costituzione Europea, con le riserve del caso, fin dai suoi inizi. “A cosa serve indire un referendum sul Trattato?”, domandava indignato il professore, dopo aver sproloquiato in lungo e in largo sul “no” francese, consapevole com'era che la consultazione francese non era necessaria secondo la legislazione del paese vicino. “Io non vorrei certo che mia nonna votasse sul futuro dell'Europa – continuò il cattedratico – Cosa può saperne mia nonna dell'Europa?”. Come si sa, l'ultimo coup de force di Chirac andò storto, cose che accadono quando si consultano le nonne. Neanche le nonne irlandesi sono state zitte, e in Irlanda ha vinto la decisione di negare l'approvazione del mini-trattato, che in pratica era un'altra via per approvare in linea di massima la Costituzione Europea. Non si dica mai che la democrazia è noiosa.
L'unica cosa di cui fui grato al mio collega durante quella cena è che era stato sincero su quello che molti altri pensavano ma non avevano il coraggio di dire. Il collega aveva colto nel segno. Cosa sanno i cittadini dell'Europa per poter prendere decisioni sul suo futuro?
La verità è che sanno ben poco, e da questo punto di vista si è tentati di agire con la sincerità del mio collega. Sono questioni tecniche, dobbiamo risolverle tra noi, e che non si preoccupino: stanno in buone mani. Le mani di coloro che, per esempio, furono così esperti che, seguendo a occhi chiusi il resoconto elaborato da tutti i governatori delle banche centrali europee, decisero con il Trattato dell'Unione Europea (Maastricht, 1992) quale livello di autonomia dovesse avere la Banca Centrale Europea, attualmente l'unica banca realmente indipendente di tutto il mondo. E che adesso, in piena crisi economica, se ne lamentano.
Però il rimprovero ai cittadini europei a proposito dell'Unione Europea non è del tutto giusto. Se nei corsi universitari si fa fatica a insegnare agli studenti la differenza tra il Consiglio dell'Unione, il Consiglio Europeo e la Commissione Europea, o a far sì che capiscano in quali ambiti il Parlamento Europeo è codecisore oppure no, o che sappiano distinguere tra una direttiva e un regolamento, come si può pretendere che queste conoscenze le abbia la gente comune, già poco interessata in generale a quello che percepisce come distante? Gli artefici dell'Unione Europea nella quale viviamo dovettero lottare contro le perplessità degli Stati, e vedersela con persone e volontà le più diverse. Forse in quel momento storico si poteva capire l'oscurantismo e la lontananza delle istituzioni, la complessità della sua creazione, il fatto che le cose non potevano godere della completa trasparenza, perché agli Stati non passava neanche per la testa quello che oggi è un'ovvietà: che una buona parte delle decisioni che ci riguardano e che determineranno il nostro futuro si trova nelle istituzioni europee. Per esempio, il tasso di interesse che paghiamo per il mutuo è condizionato direttamente dalle dichiarazioni del signor Trichet.
Per esempio, chi ha tratto vantaggio dall'affermazione del Presidente della Banca Centrale Europea sulla possibilità di un aumento dei tassi di interesse? È ovvio: i banchieri. Senza che la Banca Centrale abbia loro aumentato di un millesimo il prezzo del denaro, a sorpresa, e per loro vantaggiosamente, ha offerto ai banchieri su un piatto d'argento la possibilità di incassare di più per il denaro che hanno prestato. Più soldi per le banche, meno soldi per le case, ipotecate fin sopra i capelli con mutui ereditari. Può il signor Trichet essere messo in discussione dagli Stati e obbligato a dimettersi? Istituzionalmente no. La Banca Centrale Europea, messa in grado di imporre sanzioni o di emettere disposizioni, e direttamente responsabile dei tassi di interesse nella zona euro, è “indipendente” da qualsiasi formula istituzionalizzata di controllo democratico.
Da tutto questo una cosa risulta evidente: che l'Unione Europea che gli europei vogliono non è l'Europa che abbiamo. Di qui le sorprese degli ultimi anni, in paesi fondatori del processo europeo come la Francia e l'Olanda, che hanno coraggiosamente votato contro quello che i partiti, i rappresentanti, le istituzioni avevano chiesto loro. Di qui anche la paura della vittoria di un “no” al referendum irlandese, una vittoria che effettivamente c'è stata. Gli irlandesi, che hanno la fortuna di avere una delle costituzioni più democratiche d'Europa – lo si chieda ai tedeschi, che in cinquant'anni sono stati incapaci di convocare un referendum per votare la loro – hanno contato sulla possibilità di decidere quale Europa vogliono, anche se (e non era la prima volta) la campagna istituzionale è stata platealmente e radicalmente a favore di una delle due opzioni.
Il problema se votare o no, per fortuna, è stato superato in Irlanda, per quanto dispiaccia a molti e in particolare a quel mio collega. La vittoria del “no” nell'unico referendum convocato (non vi era un'altra possibilità, come impone il sistema costituzionale irlandese) ha causato una battuta d'arresto quasi peggiore del fallimento della Costituzione Europea. Coloro che con miopia vedono nell'atteggiamento negativo del popolo irlandese nei confronti del Trattato di Lisbona un sentimento antieuropeista dovrebbero ora chiedersi: adesso le nonne europee voterebbero a favore di una Banca Centrale Europea indipendente, se avessero l'opportunità di riconsiderare la questione? Speriamo che il secondo fallimento della riforma dei trattati faccia sì che gli europeisti si rendano conto che l'avanzata democratica del processo europeo può realizzarsi solo con la legittimità, con la partecipazione e con l'approvazione delle nonne.
Versione originale:
Rubén Martínez Dalmau è professore di Diritto Costituzionale all'Università di Valencia. È autore di La independencia del Banco Central Europeo (Tirant, 2005)
Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=68857
14.06.08
Postato il Domenica 15 Giugno 2008 (7:55) di davide
DI RUBEN MARTINEZ DALMAU
Rebelion
Un paio di anni fa, durante un seminario sul fallimento della Costituzione Europea al quale fui gentilmente invitato, sentii un collega – quasi un amico – esporre con crudezza il ragionamento elitista che è stato profuso sulla Costituzione Europea, con le riserve del caso, fin dai suoi inizi. “A cosa serve indire un referendum sul Trattato?”, domandava indignato il professore, dopo aver sproloquiato in lungo e in largo sul “no” francese, consapevole com'era che la consultazione francese non era necessaria secondo la legislazione del paese vicino. “Io non vorrei certo che mia nonna votasse sul futuro dell'Europa – continuò il cattedratico – Cosa può saperne mia nonna dell'Europa?”. Come si sa, l'ultimo coup de force di Chirac andò storto, cose che accadono quando si consultano le nonne. Neanche le nonne irlandesi sono state zitte, e in Irlanda ha vinto la decisione di negare l'approvazione del mini-trattato, che in pratica era un'altra via per approvare in linea di massima la Costituzione Europea. Non si dica mai che la democrazia è noiosa.
L'unica cosa di cui fui grato al mio collega durante quella cena è che era stato sincero su quello che molti altri pensavano ma non avevano il coraggio di dire. Il collega aveva colto nel segno. Cosa sanno i cittadini dell'Europa per poter prendere decisioni sul suo futuro?
La verità è che sanno ben poco, e da questo punto di vista si è tentati di agire con la sincerità del mio collega. Sono questioni tecniche, dobbiamo risolverle tra noi, e che non si preoccupino: stanno in buone mani. Le mani di coloro che, per esempio, furono così esperti che, seguendo a occhi chiusi il resoconto elaborato da tutti i governatori delle banche centrali europee, decisero con il Trattato dell'Unione Europea (Maastricht, 1992) quale livello di autonomia dovesse avere la Banca Centrale Europea, attualmente l'unica banca realmente indipendente di tutto il mondo. E che adesso, in piena crisi economica, se ne lamentano.
Però il rimprovero ai cittadini europei a proposito dell'Unione Europea non è del tutto giusto. Se nei corsi universitari si fa fatica a insegnare agli studenti la differenza tra il Consiglio dell'Unione, il Consiglio Europeo e la Commissione Europea, o a far sì che capiscano in quali ambiti il Parlamento Europeo è codecisore oppure no, o che sappiano distinguere tra una direttiva e un regolamento, come si può pretendere che queste conoscenze le abbia la gente comune, già poco interessata in generale a quello che percepisce come distante? Gli artefici dell'Unione Europea nella quale viviamo dovettero lottare contro le perplessità degli Stati, e vedersela con persone e volontà le più diverse. Forse in quel momento storico si poteva capire l'oscurantismo e la lontananza delle istituzioni, la complessità della sua creazione, il fatto che le cose non potevano godere della completa trasparenza, perché agli Stati non passava neanche per la testa quello che oggi è un'ovvietà: che una buona parte delle decisioni che ci riguardano e che determineranno il nostro futuro si trova nelle istituzioni europee. Per esempio, il tasso di interesse che paghiamo per il mutuo è condizionato direttamente dalle dichiarazioni del signor Trichet.
Per esempio, chi ha tratto vantaggio dall'affermazione del Presidente della Banca Centrale Europea sulla possibilità di un aumento dei tassi di interesse? È ovvio: i banchieri. Senza che la Banca Centrale abbia loro aumentato di un millesimo il prezzo del denaro, a sorpresa, e per loro vantaggiosamente, ha offerto ai banchieri su un piatto d'argento la possibilità di incassare di più per il denaro che hanno prestato. Più soldi per le banche, meno soldi per le case, ipotecate fin sopra i capelli con mutui ereditari. Può il signor Trichet essere messo in discussione dagli Stati e obbligato a dimettersi? Istituzionalmente no. La Banca Centrale Europea, messa in grado di imporre sanzioni o di emettere disposizioni, e direttamente responsabile dei tassi di interesse nella zona euro, è “indipendente” da qualsiasi formula istituzionalizzata di controllo democratico.
Da tutto questo una cosa risulta evidente: che l'Unione Europea che gli europei vogliono non è l'Europa che abbiamo. Di qui le sorprese degli ultimi anni, in paesi fondatori del processo europeo come la Francia e l'Olanda, che hanno coraggiosamente votato contro quello che i partiti, i rappresentanti, le istituzioni avevano chiesto loro. Di qui anche la paura della vittoria di un “no” al referendum irlandese, una vittoria che effettivamente c'è stata. Gli irlandesi, che hanno la fortuna di avere una delle costituzioni più democratiche d'Europa – lo si chieda ai tedeschi, che in cinquant'anni sono stati incapaci di convocare un referendum per votare la loro – hanno contato sulla possibilità di decidere quale Europa vogliono, anche se (e non era la prima volta) la campagna istituzionale è stata platealmente e radicalmente a favore di una delle due opzioni.
Il problema se votare o no, per fortuna, è stato superato in Irlanda, per quanto dispiaccia a molti e in particolare a quel mio collega. La vittoria del “no” nell'unico referendum convocato (non vi era un'altra possibilità, come impone il sistema costituzionale irlandese) ha causato una battuta d'arresto quasi peggiore del fallimento della Costituzione Europea. Coloro che con miopia vedono nell'atteggiamento negativo del popolo irlandese nei confronti del Trattato di Lisbona un sentimento antieuropeista dovrebbero ora chiedersi: adesso le nonne europee voterebbero a favore di una Banca Centrale Europea indipendente, se avessero l'opportunità di riconsiderare la questione? Speriamo che il secondo fallimento della riforma dei trattati faccia sì che gli europeisti si rendano conto che l'avanzata democratica del processo europeo può realizzarsi solo con la legittimità, con la partecipazione e con l'approvazione delle nonne.
Versione originale:
Rubén Martínez Dalmau è professore di Diritto Costituzionale all'Università di Valencia. È autore di La independencia del Banco Central Europeo (Tirant, 2005)
Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=68857
14.06.08
mercoledì 11 giugno 2008
Perchè scandalizzarci per così poco?
Scritto da Stefano Montanari
martedì 10 giugno 2008
La clinica degli orrori!
Di tanto in tanto, con grande quanto fugace clamore, balzano all’attenzione mediatica casi come quello di cui strombazzano oggi TV, radio e giornali: esiste una clinica privata in cui si praticano a spese pubbliche interventi chirurgici del tutto inutili, spesso invalidanti per il paziente, a volte mortali.
E con ciò?
Chi frequenta l’ambiente sa benissimo che, magari in maniera un po’ meno rozza, queste cose sono del tutto abituali e prendono le forme più disparate.
Parafrasando Oscar Wilde, noi sappiamo fare a meno di tutto tranne che del superfluo, e che cosa c’è di meno superfluo della salute? Così la società che ci siamo costruiti intorno non solo fa a meno della salute, ma nella salute mancante ha individuato un business di dimensioni planetarie.
La prevenzione primaria, quella che c’impedisce di ammalarci, è del tutto bandita e, anzi, è vista come il nemico numero uno dall’industria del farmaco e da tutto ciò che a questa ruota attorno, mazzette milionarie del tutto comprese. Ecco allora che, tanto per restare a casa nostra, si sceglie un oncologo che abbia il fisico teatrale adatto e l’anima sufficientemente attrezzata e gli si fa dichiarare urbi et orbi che gl’inceneritori (“termovalorizzatori” nella dizione di chi ci sta tirando il pacco) sono perfettamente innocui per la salute; si prende qualche professore universitario che non si vergogni di apparire più ignorante di un ripetente recidivo del liceo e gli si fa dichiarare che le leggi elementari della fisica non valgono più; si fa capire ai giornalisti che, tenendo famiglia, è fortemente consigliabile che facciano da grancassa a queste che in altri contesti sarebbero
idiozie di cui non vale la pena fare menzione e tacitino le voci contrarie. In questo modo si è deposto un seme quanto mai fecondo per far germogliare ciò che si desiderava: la malattia.
Ma, nel frattempo, tanto per non lasciare nemmeno una briciola, si convince con ogni mezzo la gente che deve sottoporsi a controlli sanitari (costosi) spesso ripetuti per scovare i segni di quello che potrebbe annunciare una malattia. Si vedano come esempio il numero di angiografie senza esito eseguite in Italia o gli “esami del sangue” di routine. E se la malattia non c’è, la s’inventa. Dunque, via con le vaccinazioni e via con pillole, fiale e quant’altro per non ammalarsi di qualcosa, e altre pillole, fiale e quant’altro per non ammalarsi delle malattie che le prime pillole, fiale e quant’altro potrebbero innescare.
E poi ci sono le terapie croniche, una vera e propria forma pensionistica per chi dalle medicine trae di che campare. Si prendano ad esempio, uno fra i tanti, gli anticoagulanti orali, nella gran parte dei casi null’altro che topicidi (non sto affatto scherzando) prescritti senza alcun razionale come si fa, e lo dico per gli addetti ai lavori, quando il paziente è portatore di filtro cavale perché intollerante proprio a quei farmaci o perché quei farmaci sono comunque controindicati.
Non è finita: lo sfruttamento della salute a fini di lucro non si ferma affatto qui. In articulo mortis il nostro ex presidente del consiglio Romano Prodi ha deciso, all’eroico scopo di salvare il business degl’inceneritori campani dando una mano a chi riponeva tante speranze sulle centinaia di milioni di Euro che ne sarebbero scaturiti subito e le altre centinaia che sarebbero arrivate con gli anni, di permettere, in spregio a scienza, leggi e buon senso, la combustione delle cosiddette ecoballe, a loro volta allestite in maniera su cui misteriosamente la magistratura non interviene.
E i vari sindaci, presidenti di provincia e governatori regionali che, a seconda del caso, promuovono a pieni voti inceneritori, centrali cosiddette a biomasse, centrali a turbogas e mostri del genere infischiandosi bellamente del loro impatto sulla salute denunciato con chiarezza dagli Ordini dei Medici italiani e non?
E i buchi nelle montagne amiantifere in Val di Susa che tanto piacciono a Di Pietro e ai Verdi oltre che a chi oggi “governa” (scusate le virgolette)? Non è bastata la strage provocata dall’uso sconsiderato dell’amianto, un uso del tutto legale fino al 1993 quando non è stato più possibile nemmeno ai politici tenere ancora nascosto ciò che la medicina sapeva da decenni?
Continuando, resta tutto da spiegare l’atteggiamento delle varie ARPA regionali, sempre pronte a “tranquillizzare” il popolo bue che non vuole che questo. Non tirerò ancora in ballo lo schifo del famigerato rogo De Longhi di Treviso, ma mi piacerebbe avere spiegazioni circa il “nessun pericolo” del rogo di Saonara, il paese alle porte di Padova in cui è andato a fuoco (ma guarda, a volte, il caso!) un centro in cui si riciclano i rifiuti. Vorrà l’ARPAV, dove la V finale sta per Veneto, spiegare come da un falò di quella portata possa non essersi sprigionata una macedonia di polveri, di diossine, di furani, di idrocarburi policiclici aromatici e di altre porcherie del genere? E se non vorrà l’ARPAV, vorrà prendersene la briga un magistrato che abbia voglia di fare qualcosa di utile per la salute farsescamente garantita dall’articolo 32 della Costituzione?
A questa pur superficialissima disamina, aggiungiamo anche l’atteggiamento dei nostri legislatori che permettono allegramente, ignorandone l’esistenza stessa, la presenza o perfino l’uso deliberato non dichiarato di micro e nanopolveri nei farmaci, soprattutto nei vaccini, e negli alimenti.
E potrei continuare.
Insomma, arrivati qui, ciò di cui si accusa la Clinica Santa Rita di Milano prende l’aspetto di una marachella combinata da un gruppetto di educande un po’ annoiate.
E se ci svegliassimo tutti, se non per noi per i nostri figli?
martedì 10 giugno 2008
La clinica degli orrori!
Di tanto in tanto, con grande quanto fugace clamore, balzano all’attenzione mediatica casi come quello di cui strombazzano oggi TV, radio e giornali: esiste una clinica privata in cui si praticano a spese pubbliche interventi chirurgici del tutto inutili, spesso invalidanti per il paziente, a volte mortali.
E con ciò?
Chi frequenta l’ambiente sa benissimo che, magari in maniera un po’ meno rozza, queste cose sono del tutto abituali e prendono le forme più disparate.
Parafrasando Oscar Wilde, noi sappiamo fare a meno di tutto tranne che del superfluo, e che cosa c’è di meno superfluo della salute? Così la società che ci siamo costruiti intorno non solo fa a meno della salute, ma nella salute mancante ha individuato un business di dimensioni planetarie.
La prevenzione primaria, quella che c’impedisce di ammalarci, è del tutto bandita e, anzi, è vista come il nemico numero uno dall’industria del farmaco e da tutto ciò che a questa ruota attorno, mazzette milionarie del tutto comprese. Ecco allora che, tanto per restare a casa nostra, si sceglie un oncologo che abbia il fisico teatrale adatto e l’anima sufficientemente attrezzata e gli si fa dichiarare urbi et orbi che gl’inceneritori (“termovalorizzatori” nella dizione di chi ci sta tirando il pacco) sono perfettamente innocui per la salute; si prende qualche professore universitario che non si vergogni di apparire più ignorante di un ripetente recidivo del liceo e gli si fa dichiarare che le leggi elementari della fisica non valgono più; si fa capire ai giornalisti che, tenendo famiglia, è fortemente consigliabile che facciano da grancassa a queste che in altri contesti sarebbero
idiozie di cui non vale la pena fare menzione e tacitino le voci contrarie. In questo modo si è deposto un seme quanto mai fecondo per far germogliare ciò che si desiderava: la malattia.
Ma, nel frattempo, tanto per non lasciare nemmeno una briciola, si convince con ogni mezzo la gente che deve sottoporsi a controlli sanitari (costosi) spesso ripetuti per scovare i segni di quello che potrebbe annunciare una malattia. Si vedano come esempio il numero di angiografie senza esito eseguite in Italia o gli “esami del sangue” di routine. E se la malattia non c’è, la s’inventa. Dunque, via con le vaccinazioni e via con pillole, fiale e quant’altro per non ammalarsi di qualcosa, e altre pillole, fiale e quant’altro per non ammalarsi delle malattie che le prime pillole, fiale e quant’altro potrebbero innescare.
E poi ci sono le terapie croniche, una vera e propria forma pensionistica per chi dalle medicine trae di che campare. Si prendano ad esempio, uno fra i tanti, gli anticoagulanti orali, nella gran parte dei casi null’altro che topicidi (non sto affatto scherzando) prescritti senza alcun razionale come si fa, e lo dico per gli addetti ai lavori, quando il paziente è portatore di filtro cavale perché intollerante proprio a quei farmaci o perché quei farmaci sono comunque controindicati.
Non è finita: lo sfruttamento della salute a fini di lucro non si ferma affatto qui. In articulo mortis il nostro ex presidente del consiglio Romano Prodi ha deciso, all’eroico scopo di salvare il business degl’inceneritori campani dando una mano a chi riponeva tante speranze sulle centinaia di milioni di Euro che ne sarebbero scaturiti subito e le altre centinaia che sarebbero arrivate con gli anni, di permettere, in spregio a scienza, leggi e buon senso, la combustione delle cosiddette ecoballe, a loro volta allestite in maniera su cui misteriosamente la magistratura non interviene.
E i vari sindaci, presidenti di provincia e governatori regionali che, a seconda del caso, promuovono a pieni voti inceneritori, centrali cosiddette a biomasse, centrali a turbogas e mostri del genere infischiandosi bellamente del loro impatto sulla salute denunciato con chiarezza dagli Ordini dei Medici italiani e non?
E i buchi nelle montagne amiantifere in Val di Susa che tanto piacciono a Di Pietro e ai Verdi oltre che a chi oggi “governa” (scusate le virgolette)? Non è bastata la strage provocata dall’uso sconsiderato dell’amianto, un uso del tutto legale fino al 1993 quando non è stato più possibile nemmeno ai politici tenere ancora nascosto ciò che la medicina sapeva da decenni?
Continuando, resta tutto da spiegare l’atteggiamento delle varie ARPA regionali, sempre pronte a “tranquillizzare” il popolo bue che non vuole che questo. Non tirerò ancora in ballo lo schifo del famigerato rogo De Longhi di Treviso, ma mi piacerebbe avere spiegazioni circa il “nessun pericolo” del rogo di Saonara, il paese alle porte di Padova in cui è andato a fuoco (ma guarda, a volte, il caso!) un centro in cui si riciclano i rifiuti. Vorrà l’ARPAV, dove la V finale sta per Veneto, spiegare come da un falò di quella portata possa non essersi sprigionata una macedonia di polveri, di diossine, di furani, di idrocarburi policiclici aromatici e di altre porcherie del genere? E se non vorrà l’ARPAV, vorrà prendersene la briga un magistrato che abbia voglia di fare qualcosa di utile per la salute farsescamente garantita dall’articolo 32 della Costituzione?
A questa pur superficialissima disamina, aggiungiamo anche l’atteggiamento dei nostri legislatori che permettono allegramente, ignorandone l’esistenza stessa, la presenza o perfino l’uso deliberato non dichiarato di micro e nanopolveri nei farmaci, soprattutto nei vaccini, e negli alimenti.
E potrei continuare.
Insomma, arrivati qui, ciò di cui si accusa la Clinica Santa Rita di Milano prende l’aspetto di una marachella combinata da un gruppetto di educande un po’ annoiate.
E se ci svegliassimo tutti, se non per noi per i nostri figli?
lunedì 9 giugno 2008
DA www.centrofondi.it
6 giugno 2008
La nave dei folli
Stiamo assistendo al crollo di questo sistema basato volutamente su importanti squilibri che
permettono alla ricchezza di scendere come in un imbuto dritto nelle tasche di pochissimi.
Crollano i passeggeri di Alitalia ad Aprile (- 25,9%)
Crollano le vendite di auto -17,56% a maggio ed è il 5° mese consecutivo
Crollano gli utili delle società europee del 24% nel primo trimestre
Crollano i consumi nella zona euro -2,9% in un anno, la maggiore diminuzione dal 1995
Crolla il settore più forte dell’economia inglese, quello dei servizi
Crolla la fiducia dei consumatori Usa a 59 punti il livello più basso dal 1980
(dati raccolti da Davide 912 sulla lista di Centrofondi)
Per quanto riguarda l’Italia il declino è stato costante dal 1970 (sotto il PIL)
Ancor prima della cosiddetta globalizzazione noi eravamo già sulla strada del declino, la
nostra è una crisi non momentanea ma di sistema.
La risposta della politica è stata quella di consegnare ai poteri finanziari la propria (e la
nostra) testa, con Maastricht e oggi Lisbona http://www.disinformazione.it/trattato_lisbona.htm mentre
i gruppi di potere nostrani si spartivano i ricchissimi monopoli ex pubblici abbandonando
sempre più la produzione vera e propria. Ecco allora l’interesse per televisioni, autostrade,
telefonia, energia, rifiuti, immobili di pregio ex patrimonio pubblico ecc.
Nel frattempo il lavoro si è degradato perché in competizione con l’est europa e l’Asia il
divario di retribuzione è talmente grande da precarizzare e diminuire le nostre retribuzioni.
Il fatto è che con punti di partenza così distanti, l’equilibrio necessariamente si colloca in un
punto molto più basso per noi e anche se nell’est si raddoppiano gli stipendi (da 100 a 200
Elaborato del :06/06/2008
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euro) ancora molta strada si deve fare per raggiungere gli standard occidentali dei 1000,
1300 euro. Ecco che l’occidente non lavora e produce più mentre l’Asia e l’est europa si
surriscaldano.
Le autorità finanziarie hanno cercato di compensare inondando di liquidità il sistema, ma a
causa del fatto che la nuova moneta è sempre emessa, a parte rari e ininfluenti casi*, a fronte
di un indebitamento dello stato e dei privati, possiamo dire che l’effetto dagli anni ’90
aumentato dal 2000 è stato solo quello di mostrare una facciata di ricchezza basata solo
sull’indebitamento ed il risultato è che oggi il debito mondiale è una cosa enorme e
ingestibile
*nel caso di emissione di denaro cartaceo da parte della banca centrale una parte degli interessi
attivi derivante dalla gestione delle riserve vengono retrocessi allo stato (0,8 mld contro i 70mld
pagati annualmente dallo stato)
La crisi sistemica è stata già descritta in questo report
http://www.centrofondi.it/report/report_06_01_07.pdf ed oggi ci stiamo pericolosamente
avvicinando al punto di non ritorno.
L’economia finanziaria ed il debito assorbono quote sempre più imponenti di ricchezza
reale che viene negata alla vita quotidiana, ancora, per poco, opulenta per l’occidente e sotto
la soglia di sopravvivenza per gran parte del resto del mondo. La crisi alimentare di cui si
sta tanto parlando è una cosa che tocca e toccherà tutti indistintamente se non saremo in
grado di offrire risposte adeguate a questo stato di cose.
Se aspettiamo aiuti dalle istituzioni stiamo freschi. Draghi (anche il nome è evocativo) nella
sua relazione annuale ha snocciolato ovvietà sottolineate dal plauso dei cortigiani:
i giovani sono pagati poco, bisogna diminuire le tasse, bisogna lavorare di più e andare in
pensione più tardi ecc. ecc. ecc. e intanto la bce combatte l’inflazione da lei stessa creata
paventando improbabili aumenti di tassi che aumenterebbero la forza dell’euro sul dollaro e
i disagi delle famiglie; a questo proposito proponiamo di “licenziare” tutta la banca d’italia
Elaborato del :06/06/2008
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che per dire queste banalità si prende la piccolissima cifra di 1,5 mld di euro (3.000 miliardi
di vecchie lire) per il proprio sostentamento e per “vigilare” sui propri azionisti e padroni…
nel contempo l’Ocse ci mette in guardia dal deficit che aumenta….e la FAO disquisisce, a
tavola ovviamente, su come risolvere la fame nel mondo cercando aiuti finanziari che
finirebbero nelle tasche delle multinazionali del seme e dei fertilizzanti per distruggere e
schiavizzare ancora di più le popolazioni del sud del mondo.
Intanto in Italia si impone con il pugno di ferro gli inceneritori, o chiamati da alcuni
incancritori, picchiando pericolosissimi padri e madri di famiglia che si sono stufati di
prenderlo sempre in tasca da Garibaldi e Cavour in poi.
Sarà che siamo maliziosi, ma nessuno ci toglie dalla testa che il problema dei rifiuti sia stato
creato ad arte per imporre obsoleti incancritori e favorire le solite lobbies che sui rifiuti
hanno fatto il loro tesoro.
Poi, sempre lo stato, risolve il problema energetico con improbabili centrali a carbone pulito
(!?) o nucleari come se fossimo tutti dei deficienti che non utilizzano la rete per informarsi e
si mettono in azione i mass media del regime per pilotare le masse verso l’inesorabile
olocausto, tanto di qualcosa si deve morire no?. Come se non bastasse sulla difficile strada
del governo ci si mette anche quell’incidentucolo della centrale slovena che prontamente
viene sminuito e ridotto al silenzio da politici, oncologi, saltimbanchi e meretrici di corte.
Per tacitare il popolo arrabbiato per quella tassa occulta ed ingiusta che è l’inflazione, il
governo emana provvedimenti di aiuto alle famiglie, sbandiera l’accordo sui mutui come
una vittoria sul sistema bancario mentre la realtà è che converte in rata fissa i mutui e mette
la durata variabile cosicché la schiavitù del mutuo può durare anche tutta la vita e oltre, da
30-40 anni anche 50 o 60 e di questo naturalmente dobbiamo anche ringraziare…
Con squillare di trombe si toglie l’ici sulla prima casa con la gioia dei comuni che
rimangono senza soldi subito, con una promessa, del governo, di restituire in altra forma il
mancato introito. Se pensiamo che l’aumento della benzina fa incamerare 5 mld e che la
manovra ici costa 2 mld di euro, allora possiamo dire che si pagano tasse per 3 mld di euro
in più dell’anno scorso e chi le paga? Chi lavora naturalmente, autotrasportatori,
rappresentanti, imprese, gli stessi consumatori che vedranno i prezzi aumentare ecc. ecc.
E ancora opere ciclopiche e inutili che mai si realizzeranno, ma che costeranno alla
collettività sudore e sangue.
Sorvoliamo su quei criminali degli immigrati che spinti dalla fame osano turbare i nostri
sonni tranquilli e che meritano ben altro che semplici espulsioni! E mettiamo una citazione a
sostegno del nostro pensiero (grazie Nello!)
Un giorno vennero a prendere me...
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
Elaborato del :06/06/2008
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ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
(Bertold Brecht)
Come è brutto vedere le cose da questo punto di vista….si soffre e siamo assaliti dalla
nausea e dal vomito!
Il fatto è che si cerca di far fronte alle modificazioni che avanzano velocemente con metodi
vecchi, con istituzioni vecchie e svuotate da ogni potere, con persone vecchie che vogliono
trovare il proprio tornaconto in tutto, prima agevolando i poteri finanziari internazionali, poi
agevolando i poteri interni e nostrani, il tutto condito con una sostanza fascista
(mal)mascherata dal buonismo della democrazia e aiutata dalla grancassa della propaganda
di regime (mondiale).
Ma quanto ancora ci vuole al popolo a dire basta a vedere che il RE E’ NUDO?
Dicevamo prima che se aspettiamo loro stiamo freschi e allora vogliamo soccombere
lentamente e inesorabilmente vedendo le saracinesche dei negozi chiudere uno dopo l’altro,
le aziende fallire lasciando per strada posti di lavoro a favore di megacentricommerciali vere
cattedrali di un mondo illusorio e finto oppure iniziare a ricostruire e salvare quello che
rimane di uno splendido paese formato da tanta brava gente piena di creatività e
entusiasmo?
Riprendiamo il nostro destino nelle nostre mani e guardiamoci negli occhi, immigrati
compresi, per aiutarci reciprocamente a svegliarci da questo incubo, il peggiore che la
mente umana potesse concepire e che farebbe impallidire lo stesso Orwell.
Nonostante tutto questo squallore e sfacelo è possibile fare qualcosa. Come?
Facendo l’esatto contrario di quello che ci dicono di fare. Attuando la “guerriglia
economica” riscoprendo i prodotti locali invece di comprare quelli della globalizzazione,
ricostruendo il tessuto sociale anziché combatterci, aiutandoci gli uni con gli altri invece di
guardarci in cagnesco e “competere”, tendere una mano all’altro e insieme uscire da questo
pantano invece che affidarsi ai pifferai magici di turno, usando uno strumento monetario
come lo Scec che non crea, ma libera progressivamente dal debito.
Ormai da anni ci dedichiamo a questa attività “sovversiva” che ad aprile ha dato vita ad
ArcipelagoSCEC www.arcipelagoscec.org e vi possiamo dire che di forze belle e
desiderose di fare questo paese è ancora pieno. Oggi centinaia di persone in tutta Italia
stanno lavorando a questo rivoluzionario progetto
http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf che a ben vedere assomiglia
tanto alla scoperta dell’acqua calda, ma quando l’acqua calda non c’è più perché si sono
privatizzati anche quella, allora anche questa diventa una cosa rivoluzionaria e innovativa .
Elaborato del :06/06/2008
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Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
Addirittura stanno arrivando a sostenerci nel nostro lavoro enti locali di tutti i colori
dell’arcobaleno e enti religiosi che hanno a cuore il loro territorio, dentro Arcipelago ci sono
professionisti, economisti, laici, preti, operai, famiglie, artigiani, commercianti, professori
universitari, scrittori, gente di tutte le estrazioni sociali e politiche, di tutte le razze (in una
conferenza un ragazzo del Senegal ha chiesto come si può attuare il progetto nel suo paese).
Quello che dobbiamo imparare è che dobbiamo spogliarci delle etichette, dei luoghi
comuni: ad es.dicono peste e corna dei napoletani e della gente del sud in generale, ma a
Napoli c’è il gruppo più attivo e creativo del nostro Arcipelago e il sud sta lavorando
alacremente al suo riscatto, esaltando le sue caratteristiche. Man mano che andiamo avanti
vediamo che le forze positive si stanno aggregando spontaneamente intorno a questa idea
e programmatori informatici, architetti, commercialisti, aziendalisti, esperti vari ci stanno
aiutando volontariamente e senza compenso ad attuare una nuova economia, una nuova
società, quella vera, quella che sa che il proprio benessere dipende da quello di tutti, che
rompe la catena dello sfruttamento e inizia quella della solidarietà quella della
SOLIDARIETA’ CHE CAMMINA (SCEC)
Quello che questa splendida avventura offre alle persone che si avvicinano ad essa, è una
visione di un futuro che gli permette di guardare gli altri con occhi diversi, di sapere che ci
sono persone oneste come loro, che costruiscono in comunione e trasparenza il proprio
futuro, quando questo futuro è messo in serio pericolo da un manipolo di irresponsabili.
Non so a voi, ma a noi ci vengono i brividi di gioia ogni volta che persone nuove si
aggregano a noi. Nel nostro gruppo diciamo che con ArcipelagoSCEC ha preso il varo la
“nave dei folli” quei folli che credono nell’uomo e che si possa cambiare le cose nonostante
tutto e tutti, che sono legati dalla condivisione di un sogno e dalla consapevolezza di
assistere alla morte del bruco e alla nascita della farfalla
http://www.centrofondi.it/report/report_06_05_07.pdf .
Perché Arcipelago? Perché ci siamo stufati di avere la nostra isola felice e vogliamo
costruire invece tante isole felici, nel nostro ArcipelagoSCEC dove naviga a gonfie vele
la nave dei folli, cosa aspetti ad unirti a noi?
That’s all folks
La nave dei folli
Stiamo assistendo al crollo di questo sistema basato volutamente su importanti squilibri che
permettono alla ricchezza di scendere come in un imbuto dritto nelle tasche di pochissimi.
Crollano i passeggeri di Alitalia ad Aprile (- 25,9%)
Crollano le vendite di auto -17,56% a maggio ed è il 5° mese consecutivo
Crollano gli utili delle società europee del 24% nel primo trimestre
Crollano i consumi nella zona euro -2,9% in un anno, la maggiore diminuzione dal 1995
Crolla il settore più forte dell’economia inglese, quello dei servizi
Crolla la fiducia dei consumatori Usa a 59 punti il livello più basso dal 1980
(dati raccolti da Davide 912 sulla lista di Centrofondi)
Per quanto riguarda l’Italia il declino è stato costante dal 1970 (sotto il PIL)
Ancor prima della cosiddetta globalizzazione noi eravamo già sulla strada del declino, la
nostra è una crisi non momentanea ma di sistema.
La risposta della politica è stata quella di consegnare ai poteri finanziari la propria (e la
nostra) testa, con Maastricht e oggi Lisbona http://www.disinformazione.it/trattato_lisbona.htm mentre
i gruppi di potere nostrani si spartivano i ricchissimi monopoli ex pubblici abbandonando
sempre più la produzione vera e propria. Ecco allora l’interesse per televisioni, autostrade,
telefonia, energia, rifiuti, immobili di pregio ex patrimonio pubblico ecc.
Nel frattempo il lavoro si è degradato perché in competizione con l’est europa e l’Asia il
divario di retribuzione è talmente grande da precarizzare e diminuire le nostre retribuzioni.
Il fatto è che con punti di partenza così distanti, l’equilibrio necessariamente si colloca in un
punto molto più basso per noi e anche se nell’est si raddoppiano gli stipendi (da 100 a 200
Elaborato del :06/06/2008
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euro) ancora molta strada si deve fare per raggiungere gli standard occidentali dei 1000,
1300 euro. Ecco che l’occidente non lavora e produce più mentre l’Asia e l’est europa si
surriscaldano.
Le autorità finanziarie hanno cercato di compensare inondando di liquidità il sistema, ma a
causa del fatto che la nuova moneta è sempre emessa, a parte rari e ininfluenti casi*, a fronte
di un indebitamento dello stato e dei privati, possiamo dire che l’effetto dagli anni ’90
aumentato dal 2000 è stato solo quello di mostrare una facciata di ricchezza basata solo
sull’indebitamento ed il risultato è che oggi il debito mondiale è una cosa enorme e
ingestibile
*nel caso di emissione di denaro cartaceo da parte della banca centrale una parte degli interessi
attivi derivante dalla gestione delle riserve vengono retrocessi allo stato (0,8 mld contro i 70mld
pagati annualmente dallo stato)
La crisi sistemica è stata già descritta in questo report
http://www.centrofondi.it/report/report_06_01_07.pdf ed oggi ci stiamo pericolosamente
avvicinando al punto di non ritorno.
L’economia finanziaria ed il debito assorbono quote sempre più imponenti di ricchezza
reale che viene negata alla vita quotidiana, ancora, per poco, opulenta per l’occidente e sotto
la soglia di sopravvivenza per gran parte del resto del mondo. La crisi alimentare di cui si
sta tanto parlando è una cosa che tocca e toccherà tutti indistintamente se non saremo in
grado di offrire risposte adeguate a questo stato di cose.
Se aspettiamo aiuti dalle istituzioni stiamo freschi. Draghi (anche il nome è evocativo) nella
sua relazione annuale ha snocciolato ovvietà sottolineate dal plauso dei cortigiani:
i giovani sono pagati poco, bisogna diminuire le tasse, bisogna lavorare di più e andare in
pensione più tardi ecc. ecc. ecc. e intanto la bce combatte l’inflazione da lei stessa creata
paventando improbabili aumenti di tassi che aumenterebbero la forza dell’euro sul dollaro e
i disagi delle famiglie; a questo proposito proponiamo di “licenziare” tutta la banca d’italia
Elaborato del :06/06/2008
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che per dire queste banalità si prende la piccolissima cifra di 1,5 mld di euro (3.000 miliardi
di vecchie lire) per il proprio sostentamento e per “vigilare” sui propri azionisti e padroni…
nel contempo l’Ocse ci mette in guardia dal deficit che aumenta….e la FAO disquisisce, a
tavola ovviamente, su come risolvere la fame nel mondo cercando aiuti finanziari che
finirebbero nelle tasche delle multinazionali del seme e dei fertilizzanti per distruggere e
schiavizzare ancora di più le popolazioni del sud del mondo.
Intanto in Italia si impone con il pugno di ferro gli inceneritori, o chiamati da alcuni
incancritori, picchiando pericolosissimi padri e madri di famiglia che si sono stufati di
prenderlo sempre in tasca da Garibaldi e Cavour in poi.
Sarà che siamo maliziosi, ma nessuno ci toglie dalla testa che il problema dei rifiuti sia stato
creato ad arte per imporre obsoleti incancritori e favorire le solite lobbies che sui rifiuti
hanno fatto il loro tesoro.
Poi, sempre lo stato, risolve il problema energetico con improbabili centrali a carbone pulito
(!?) o nucleari come se fossimo tutti dei deficienti che non utilizzano la rete per informarsi e
si mettono in azione i mass media del regime per pilotare le masse verso l’inesorabile
olocausto, tanto di qualcosa si deve morire no?. Come se non bastasse sulla difficile strada
del governo ci si mette anche quell’incidentucolo della centrale slovena che prontamente
viene sminuito e ridotto al silenzio da politici, oncologi, saltimbanchi e meretrici di corte.
Per tacitare il popolo arrabbiato per quella tassa occulta ed ingiusta che è l’inflazione, il
governo emana provvedimenti di aiuto alle famiglie, sbandiera l’accordo sui mutui come
una vittoria sul sistema bancario mentre la realtà è che converte in rata fissa i mutui e mette
la durata variabile cosicché la schiavitù del mutuo può durare anche tutta la vita e oltre, da
30-40 anni anche 50 o 60 e di questo naturalmente dobbiamo anche ringraziare…
Con squillare di trombe si toglie l’ici sulla prima casa con la gioia dei comuni che
rimangono senza soldi subito, con una promessa, del governo, di restituire in altra forma il
mancato introito. Se pensiamo che l’aumento della benzina fa incamerare 5 mld e che la
manovra ici costa 2 mld di euro, allora possiamo dire che si pagano tasse per 3 mld di euro
in più dell’anno scorso e chi le paga? Chi lavora naturalmente, autotrasportatori,
rappresentanti, imprese, gli stessi consumatori che vedranno i prezzi aumentare ecc. ecc.
E ancora opere ciclopiche e inutili che mai si realizzeranno, ma che costeranno alla
collettività sudore e sangue.
Sorvoliamo su quei criminali degli immigrati che spinti dalla fame osano turbare i nostri
sonni tranquilli e che meritano ben altro che semplici espulsioni! E mettiamo una citazione a
sostegno del nostro pensiero (grazie Nello!)
Un giorno vennero a prendere me...
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
Elaborato del :06/06/2008
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ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
(Bertold Brecht)
Come è brutto vedere le cose da questo punto di vista….si soffre e siamo assaliti dalla
nausea e dal vomito!
Il fatto è che si cerca di far fronte alle modificazioni che avanzano velocemente con metodi
vecchi, con istituzioni vecchie e svuotate da ogni potere, con persone vecchie che vogliono
trovare il proprio tornaconto in tutto, prima agevolando i poteri finanziari internazionali, poi
agevolando i poteri interni e nostrani, il tutto condito con una sostanza fascista
(mal)mascherata dal buonismo della democrazia e aiutata dalla grancassa della propaganda
di regime (mondiale).
Ma quanto ancora ci vuole al popolo a dire basta a vedere che il RE E’ NUDO?
Dicevamo prima che se aspettiamo loro stiamo freschi e allora vogliamo soccombere
lentamente e inesorabilmente vedendo le saracinesche dei negozi chiudere uno dopo l’altro,
le aziende fallire lasciando per strada posti di lavoro a favore di megacentricommerciali vere
cattedrali di un mondo illusorio e finto oppure iniziare a ricostruire e salvare quello che
rimane di uno splendido paese formato da tanta brava gente piena di creatività e
entusiasmo?
Riprendiamo il nostro destino nelle nostre mani e guardiamoci negli occhi, immigrati
compresi, per aiutarci reciprocamente a svegliarci da questo incubo, il peggiore che la
mente umana potesse concepire e che farebbe impallidire lo stesso Orwell.
Nonostante tutto questo squallore e sfacelo è possibile fare qualcosa. Come?
Facendo l’esatto contrario di quello che ci dicono di fare. Attuando la “guerriglia
economica” riscoprendo i prodotti locali invece di comprare quelli della globalizzazione,
ricostruendo il tessuto sociale anziché combatterci, aiutandoci gli uni con gli altri invece di
guardarci in cagnesco e “competere”, tendere una mano all’altro e insieme uscire da questo
pantano invece che affidarsi ai pifferai magici di turno, usando uno strumento monetario
come lo Scec che non crea, ma libera progressivamente dal debito.
Ormai da anni ci dedichiamo a questa attività “sovversiva” che ad aprile ha dato vita ad
ArcipelagoSCEC www.arcipelagoscec.org e vi possiamo dire che di forze belle e
desiderose di fare questo paese è ancora pieno. Oggi centinaia di persone in tutta Italia
stanno lavorando a questo rivoluzionario progetto
http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf che a ben vedere assomiglia
tanto alla scoperta dell’acqua calda, ma quando l’acqua calda non c’è più perché si sono
privatizzati anche quella, allora anche questa diventa una cosa rivoluzionaria e innovativa .
Elaborato del :06/06/2008
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Disclaimer & Copyright: Questo report non costituisce in alcun modo sollecitazione a pubblico risparmio e dovrà essere
utilizzato come riportato nelle condizioni di utilizzo di cui all’indirizzo http://www.centrofondi.it/copyright.htm
Addirittura stanno arrivando a sostenerci nel nostro lavoro enti locali di tutti i colori
dell’arcobaleno e enti religiosi che hanno a cuore il loro territorio, dentro Arcipelago ci sono
professionisti, economisti, laici, preti, operai, famiglie, artigiani, commercianti, professori
universitari, scrittori, gente di tutte le estrazioni sociali e politiche, di tutte le razze (in una
conferenza un ragazzo del Senegal ha chiesto come si può attuare il progetto nel suo paese).
Quello che dobbiamo imparare è che dobbiamo spogliarci delle etichette, dei luoghi
comuni: ad es.dicono peste e corna dei napoletani e della gente del sud in generale, ma a
Napoli c’è il gruppo più attivo e creativo del nostro Arcipelago e il sud sta lavorando
alacremente al suo riscatto, esaltando le sue caratteristiche. Man mano che andiamo avanti
vediamo che le forze positive si stanno aggregando spontaneamente intorno a questa idea
e programmatori informatici, architetti, commercialisti, aziendalisti, esperti vari ci stanno
aiutando volontariamente e senza compenso ad attuare una nuova economia, una nuova
società, quella vera, quella che sa che il proprio benessere dipende da quello di tutti, che
rompe la catena dello sfruttamento e inizia quella della solidarietà quella della
SOLIDARIETA’ CHE CAMMINA (SCEC)
Quello che questa splendida avventura offre alle persone che si avvicinano ad essa, è una
visione di un futuro che gli permette di guardare gli altri con occhi diversi, di sapere che ci
sono persone oneste come loro, che costruiscono in comunione e trasparenza il proprio
futuro, quando questo futuro è messo in serio pericolo da un manipolo di irresponsabili.
Non so a voi, ma a noi ci vengono i brividi di gioia ogni volta che persone nuove si
aggregano a noi. Nel nostro gruppo diciamo che con ArcipelagoSCEC ha preso il varo la
“nave dei folli” quei folli che credono nell’uomo e che si possa cambiare le cose nonostante
tutto e tutti, che sono legati dalla condivisione di un sogno e dalla consapevolezza di
assistere alla morte del bruco e alla nascita della farfalla
http://www.centrofondi.it/report/report_06_05_07.pdf .
Perché Arcipelago? Perché ci siamo stufati di avere la nostra isola felice e vogliamo
costruire invece tante isole felici, nel nostro ArcipelagoSCEC dove naviga a gonfie vele
la nave dei folli, cosa aspetti ad unirti a noi?
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