mercoledì 7 luglio 2010

STOP INCENERITORI, MEGLIO 200.000 POSTI DI LAVORO"PULITI"

Gli inceneritori impediscono la creazione di migliaia di posti di lavoro

Per favore, non inceneriamo anche il nostro futuro. Cambiamo aria, mettiamo al bando gli inceneritori: costano moltissimo, minacciano la salute, non risolvono il problema dei rifiuti. Queste le parole d’ordine della campagna ambientalista contro gli impianti di incenerimento, denominati “termovalorizzatori”. «Una furbesca interpretazione delle direttive europee – accusa Michele Boato – fa credere che gli inceneritori comportino la riutilizzazione dei rifiuti». Niente di più falso. L’alternativa? La raccolta differenziata porta a porta: investendo appena un miliardo di euro, si ottengono 200.000 posti di lavoro. E senza inquinare, né provocare tumori.

«In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo recupero di energia», premette Boato: «Riciclare la carta fa recuperare 4 volte l’energia che si produce bruciandola». Per non parlare della plastica: riciclandola, si recuperare fino a 26 volte l’energia prodotta incenerendola. L’Europa, ricordano i promotori della campagna “No Inc” e della rete “Rifiuti zero”, raccomanda soprattutto prevenzione: riduzione dei rifiuti all’origine (vuoto a rendere, prodotti sfusi, liquidi alla spina, compostaggio domestico), nonché raccolta separata dei materiali e utilizzo di merci facilmente riciclabili. Solo in via del tutto subordinata si può ricorrere a discariche e inceneritori.

E’ mistificatorio considerare i “termovalorizzatori” alla strega di centrali termoelettriche, avvertono gli ambientalisti: «Una centrale è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è relativamente costante e il cui inquinamento può essere analizzato e ridotto», a differenza di un altoforno brucia-tutto, nel quale la separazione meccanica per differenziare le tipologie di rifiuti è inefficace: «La grossolana separazione di una frazione “umida” (ed eventualmente del vetro) dal resto, per produrre combustibile derivato dai rifiuti, è mira soltanto a legittimare i grossi affari associati alla vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali termoelettriche dismesse».

Gli inceneritori, aggiungono i promotori della campagna ecologica, possono funzionare bene solo se bruciano materiale combustibile, cioè carta, plastica e legno. «Gli inceneritori impediscono perciò la possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato, scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti». E dire che c’è un enorme bisogno di riciclo: «Degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni “consumati” in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono riciclati e circa 7,5 milioni finiscono in discariche e inceneritori».

La scelta di costruire impianti di incenerimento, inoltre, scoraggia lo sviluppo di tecniche di raccolta separata, frazionamento e commercializzazione delle merci riciclate. Bruciare tutto disincentiva la stessa progettazione di merci più durature, destinate a non trasformarsi subito in rifiuti e, magari, ad essere facilmente riciclate. «Tutte operazioni – osserva Michele Boato – che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l’aumento del riciclo degli imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995».

Da noi invece si comincia a fare i conti con quella che si annuncia come la “peste” del duemila. Bruciando carta, legno e soprattutto plastiche, si liberano nell’aria metalli tossici, micro-particelle e nanopolveri, nonché acidi, diossine, Pcb. «Sostanze tossiche e altamente cancerogene, che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi di abbattimento». Dai documenti ufficiali europei risulta che in Italia il 64% delle diossine è prodotto proprio dagli impianti di incenerimento, sottolineano i promotori della campagna verde.

La normativa italiana è «inadeguata a tutelare la salute», visto che un inceneritore può “legalmente” immettere nell’ambiente sostanze nocive, «compresi cancerogeni certi, in quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti». Un esempio: un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti di legge, emette 504.000 nanogrammi quotidiani di diossina. Subito dopo il traffico, aggiunge Boato, «le emissioni degli inceneritori sono una delle cause principali del moltiplicarsi di malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali».

E’ ora di chiedere, quindi, la messa al bando dei “termovalorizzatori”, imitando la richiestra peraltro già avanzata dall’ordine nazionale dei medici francesi e da quello regionale dell’Emilia Romagna, preoccupati per il ruolo delle ceneri nell’atmosfera che respiriamo. Il residuo rappresenta il 25% del peso dei rifiuti trattati e contiene sostanze facilmente solubili in acqua. «Costruire inceneritori comporta quindi la creazione di discariche speciali, con ulteriori effetti ambientali su acque superficiali e sotterranee». Dov’è allora il vantaggio dell’incenerimento?

Non certo nel portafoglio dei contribuenti: «Bruciare i rifiuti – dichiara Boato – costa molto più che raccoglierli separatamente e riciclarli: da 100 a 300 euro a tonnellata». La “convenienza” economica, aggiunge, «sta tutta nella truffa del finanziamento statale: che paga, coi nostri soldi, l’energia elettrica prodotta dagli inceneritori». Energia pagata «circa 18 centesimi al kilowattora», ovvero «oltre 4 volte il suo prezzo di mercato». Per Boato si tratta di «un conto truccato, che paghiamo noi cittadini con le tasse e le bollette».

Alternative? L’opzione rifiuti-zero e la raccolta differenziata porta a porta. «In Italia – rilevano i promotori della campagna – molte decine di Comuni, non solo piccoli, superano l’80% di raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%». Questi risultati si ottengono con una buona informazione e il coinvolgimento degli abitanti, verso un sistema di raccolta “domiciliare”, in giorni diversi per tipo di rifiuti; questo facilita il riciclo e, rivendendo alle industrie i vari materiali (carta, vetro e metalli) si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. «Anche il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e calcestruzzi».

Investendo meno di un miliardo di euro, assicura Boato, il governo può servire con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani non ancora raggiunti dal servizio. «Si creerebbero così non meno di 200.000 posti di lavoro, contro i soli 3.000 occupati che lavorano tra inceneritori e discariche», impianti peraltro del costo di 10-15 miliardi di euro. «La ricaduta occupazionale del riciclo rispetto all’incenerimento è di mille posti a uno: questa sì che è “economia verde”».

martedì 6 luglio 2010

L'inquinamento da polveri sottili può provocare malattie cardiocircolatorie

ANSA) - MILANO, 5 LUG - Basta passeggiare per una settimana in una citta' inquinata, e lo smog puo' cambiare il Dna di una persona fino a favorire la trombosi. Coaguli di sangue che nei casi piu' pericolosi portano a ictus o infarti. 'Gli effetti dell'inquinamento atmosferico non si fermano all'apparato respiratorio - spiega Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare del Policlinico di Milano - ma coinvolgono molti altri distretti dell'organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio'

Questa non è una novità come ci spiega il Dott. Stefano Montanari in questa pubblicazione del settembre 2007

da: Stefano Montanari - L'insidia delle polveri sottili e delle nanoparticelle. Ed. MACRO Edizioni pag. 16/17 Sett. 2007

"Abbiamo visto poco fa come il particolato sia in grado di passare dai polmoni al sangue, ed è già nel sangue che riesce a fare qualche guaio.
Il sangue contiene una proteina solubile chiamata fibrinogeno e questa ha la capacità di mutare la propria natura chimica polimerizzando e solidificandosi quando venga in qualche modo “disturbata”, per esempio dalla presenza di un corpo estraneo. Se è vero che il fenomeno avviene in ogni soggetto, è altrettanto vero che, di norma, questa formazione viene contrastata dai sistemi biologici che tengono in equilibrio l’organismo, ma in soggetti particolari ,tutt’altro che delle rarità, l’equilibrio non viene recuperato. La forma solida di questa proteina, chiamata fibrina, è lo scheletro su cui si forma il trombo, una massa più o meno solida costituita, oltre che da un reticolo di fibrina, da piastrine, globuli rossi e globuli bianchi. In particolari condizioni particelle presenti nel sangue possono innescare la reazione. Come si è detto all’inizio, inn ambito venoso questo trombo che si è formato nel lume della vena e non è adeso alla parete del vaso migra per entrare nel circolo polmonare, dando luogo a un’ostruzione delle arterie polmonari (si chiamano arterie ma contengono sangue venoso), una condizione detta tromboembolia polmonare e che è una delle cause più frequenti di morte. Quando si è in ambito arterioso il fenomeno descritto può portare all’occlusione delle arterie di calibro più o meno importante nell’organo che diventa il bersaglio occasionale del trombo libero di galleggiare nel sangue e di esserne trasportato. La condizione, che non è necessariamente riferita al cuore si chiama infarto. Questo fenomeno da noi descritto da tempo, compare ora pubblicato da altri autori nella letteratura medica internazionale."

domenica 4 luglio 2010

Il Mar Rosso diventa nero. Di petrolio

Da metà giugno al largo di Hurghada si combatte contro uno sversamento che minaccia le famose spiagge amate dai turisti. La notizia censurata?


Mentre il mondo punta gli occhi sul Golfo del Messico, chiedendosi se e quando finirà la fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma BP e quanto sono e saranno evitabili in futuro tragedie di questo genere, più vicino all'Italia e nella disattenzione generale si consuma un'altra piccola tragedia offshore.
La notizia me la ha segnalata un amico, Paolo Montrasio, chiedendomi e chiedendosi: perché non se ne parla?
In effetti, salvo che mi sia sfuggito, non se ne parla. E non perché sia appena accaduto, va avanti da metà giugno la "marea nera" del Mar Rosso.
Il primo lancio di agenzia che ho rintracciato è del 23 giugno, ma si riferisce a un fenomeno già in atto: dice che il governo egiziano ha assicurato che sta facendo ogni sforzo per scoprire la fonte dell'inquinamento petrolifero che ha interessato le coste del Mar Rosso. Secondo Magdi Radi, il portavoce del governo egiziano, la fuoriuscita di petrolio potrebbe provenire da una delle piattaforme offshore nel Mar Rosso a nord di Hurghada o anche da una petroliera. Il ministro del petrolio egiziano, Sameh Fahmi, ha sottolineato che «Sono stati prelevati dei campioni nelle zone petrolifere vicino a delle piattaforme per identificare la provenienza».
Il 30 giugno, su CNR.media.com, la situazione sembra precisarsi, con dati e nomi: "Le famose spiagge egiziane di Hurghada, che attirano migliaia di turisti ogni anno, sono minacciate dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Gesuim Oil Company. La notizia è stata occultata per giorni dal governo. Già morti centinaia di tartarughe, pesci, delfini. La prima macchia nera era stata avvistata il 19 giugno ma la notizia è stata divulgata solo quando ormai aveva raggiunto la costa. Nel Mar Rosso si annuncia una nuova catastrofe ambientale con centinaia di tartarughe, delfini, pesci e specie morte o in agonia. Le immagini, arrivate da poco, rimandano al recente guasto nell'impianto della BP nel Golfo del Messico. Certamente quello della Deep Water ha effetti molto più devastanti ma le implicazioni per la British Hurghada, così si chiama il paradiso ecologico e turistico colpito dalla fuoriuscita del greggio, potrebbero essere preoccupanti. Le prime voci parlano di una fuoriuscita da una piattaforma di gestita dalle Geisum Oil Company, sussidiaria della Egyptian General Petroleum Corporation, situata su uno spuntone roccioso a 35 chilometri dalla costa. Il ministro del petrolio egiziano, Sameh Fahmy, ha comunicato poco fa che l'origine della falla non è ancora stata individuata con certezza. Il primo ministro Ahmed Nazif invece ha preferito non commentare la notizia. C'è da dire che l'Egitto non è nuovo a episodi di copertura di disastri ambientali causati da aziende statali. Un'altro motivo per cui la notizia potrebbe essere stata coperta finora è il danno che potrebbe provocare nel flusso di turisti che ogni anno affollano le spiagge di quella regione che ha come principale attività di sussistenza proprio il turismo".
Ecco. La notizia è peraltro ripresa pari pari dal sito allAfrica e ricompare poi su qualche blog dove si lamenta appunto il silenzio calato sulla vicenda.
Sono notizie frammentarie e per questo ancora più allarmanti che raccontano di una marea nera fuori controllo tenuta a bada con barche di pescatori, retyi e spugne là dove nel Golfo del Messico nemmeno le più sofisticate tecnologie sembrano in grado di arginare il diastro. A due passi dall'Italia e dal Mediterraneo.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=467&ID_sezione=163&sezione=

Gulf Cost. centrali nucleari a rischio marea nera?

LIVORNO. Tre associazioni ambientaliste, Beyond Nuclear, Three Mile Island Alert e Unplug Salem, che negli usa vengono chiamati "nuclear watchdog groups" hanno lanciato l'allarme per i guai che potrebbe provocare alle centrali nucleari costiere la marea nera provocata dall'esplosione e dall'affondamento della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, visto che utilizzano acqua di mare per il raffreddamento di pompe e di altri dispositivi di sicurezza.

Il 14 giugno i rappresentanti delle tre associazioni hanno scritto una lettera alla Nuclear Regulatory Commission Usa (Nrc), Coast Guard, al Department of Homeland Security e alla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) per chiedere informazioni sulla fuoriuscita di petrolio e sulle iniziative prese per proteggere da eventuali danni i sistemi di sicurezza delle centrali nucleari.

Scott Portzline, che segue la vicenda per Three Mile Island Alert, ha detto che «Finora non abbiamo ricevuto una risposta ufficiale. Ma non è insolito. Di solito dalla Nrc non si sente nessuna risposta per almeno un mese».

I nuclear watchdog chiedevano che le Agenzie federali e statali garantissero che stanno coordinando gli sforzi per prevenire problemi di sicurezza nelle centrali nucleari costiere. «Anche se l'acqua di mare non è utilizzata per raffreddare i reattori stessi, viene usata nei sistemi di raffreddamento secondari degli impianti. Ci sono preoccupazioni che la contaminazione potrebbe danneggiare tali sistemi».

Nella lettera le associazioni chiedevano informazioni dettagliate sul monitoraggio dello sversamento di petrolio sotto la superficie e ciò che stanno facendo per difendere le centrali nucleari dall'arrivo di greggio, disperdenti chimici e idrati e metano disciolti.

Secondo l' Institute for Southern Studies, tra le centrali nucleari che potrebbero essere toccate dalla marea nera c'è quella di Progress Energy, il Crystal River plant (nella foto), sulla costa della Florida, quella di Tukey Point della Florida Power & Light e le centrali nucleari d St. Lucie sulla costa meridionale atlantica della Folrida.

Quelle dei no-nuke americani non sono fisime: già il 12 maggio, a 22 giorni dall'incidente della piattaforma Bp, il Department of energy's office of electricity delivery and energy reliability ha riconosciuto l'esistenza di rischi potenziali: «Se l'approvvigionamento idrico per queste strutture venisse contaminato dal greggio, i sistemi di raffreddamento ad acqua potrebbe essere danneggiati».

Anche Progress Energy aveva annunciato che stava tenendo sotto controllo la marea nera e che aveva approntato un sistema dio barriere galleggianti per difendere i canali di acqua di marina dai quali succhia l'acqua per la centrale di Crystal River, che è attualmente è chiuso per lavori di riparazione.

«Se il petrolio si avvicinerà alle nostre centrali - ha detto l'impresa nucleare - lavoreremo con i nostri oil spill-response contractor per aumentare le misure di protezione esistenti».

D'altronde, come sa molto bene Unplug Salem, esiste già un precedente riguardo alla chiusura di una centrale nucleare a causa di uno sversamento petrolifero: nel 2004 la centrale di Salem, a Lower Alloways Creek, nel New Jersey, fu chiusa per due settimane dopo che una petroliera sversò 165.000 galloni di greggio vicino a Philadelphia, un'inezia rispetto all'olocausto ambientale e di biodiversità in corso nel Golfo del Messico. Beyond Nuclear, Three Mile Island Alert e Unplug Salem fanno notare che in quell'occasione «I funzionari della Guardia Costiera non avevano il numero di telefono della centrale nucleare. Così hanno chiamato il presidente del gruppo Unplug Salem a casa nel bel mezzo della notte. Vorremmo essere certi che questa volta nessuno sia colto di sorpresa», scrivono i nuclear watchdogs nella loro lettera alla Nrc.

Gli ambientalisti sono preoccupati anche per le centrali ad olio e carbone della regione, potrebbero subire gli stessi effetti a causa della marea nera. La Southern Co ha già messo delle barriere galleggianti alla sua centrale a carbone James F. Crist, nella Florida nord-occidentale, dove l'impianto prende l'acqua dall'Escambia River, un fiume che sfocia nella Pensacola Bay, già inquinata dal petrolio della piattaforma Bp, la compagnia energetica tiene sotto sorveglianza anche la situazione di un'altra centrale, la Jack Watson, a Gulfport, nel Mississippi.

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5647

giovedì 18 marzo 2010

Bloccare post o cambiare strategia?

Bloccare i post o cambiare strategia?
Scritto da Stefano Montanari
mercoledì 17 marzo 2010
Numero di visite: 190

Cari Signori con una coppola virtuale a coprirvi il capo,

Per quanto io mi sforzi, non riesco a non sentire simpatia per voi come, del resto, sento per tutti i perdenti.

Ci avevate provato, e con successo, un paio d’anni fa quando mi presentai alle elezioni politiche in qualità di candidato premier. La RAI mi evitò per quanto le fu possibile, le reti Mediaset non mi ospitarono nemmeno per un secondo, i giornali m’ignorarono se si eccettua qualche sporadica e imperfetta menzione, e così quella candidatura che tanto infastidì, per sua stessa ammissione, un comico che fa ridere solo quando non se ne rende conto e, soprattutto, infastidì chi lo fa funzionare, non raccolse che una manciata di voti.

Cari Signori, ci avete provato lavorando per un anno e mezzo quatti quatti per portarmi via il microscopio, incuranti di tutto quanto aveva portato all’acquisto dell’apparecchio e della sua sola ragione di esistere. E, per essere tranquilli, avete recapitato l’oggetto proprio laddove era certo che non solo non avrebbe costituito un pericolo per i vostri affari, ma che avrebbe lavorato per voi (vedi l’attività di Urbino a favore dell’impianto a biomasse di Schieppe cui io mi opposi). Naturalmente bisognava giustificare la manovra davanti al popolo e così vi siete valsi di quattro nullafacenti, quattro personaggi da cortile che potevano prestarsi alla bisogna.

E che dire dei media che non informano delle mie conferenze o dei manifesti che le riportano strappati con cura quasi maniacale? O delle mie conferenze stampa precedute da lettere inviate diligentemente da voi Signori a giornali e giornalisti con i quali questi vengono “diffidati” dal partecipare, cosicché, sempre a causa dell’italico “tengo famiglia” e dell’altrettanto italico “chi me lo fa fare?” si preferisce dedicare una bella pagina al tranquillo e rassicurante festival del castagnaccio?

Ora, poi, io salto fuori imprudentemente con questa mia ennesima sparata: i filtri antiparticolato non fanno bene alla salute. Ma come! E il vostro business? E il business degli amici? Così, ecco che, uscito il mio post a quel proposito, su parecchi computer, compreso il mio, chi tentasse di accedere all’articolo troverebbe un avvertimento che recita:

Pericolo: AVG Active Surf-Shield ha rilevato minacce attive in questa pagina e ha bloccato l'accesso per garantire la protezione del computer.
La pagina a cui si sta tentando di accedere è stata identificata come minaccia conosciuta, phishing o sito Web di ingegneria sociale noto. È stata pertanto bloccata per garantire la protezione del computer. Senza protezione, ad esempio quella garantita da AVG Security Toolbar e AVG, il computer rischia di essere compromesso o danneggiato oppure si rischia il furto dei dati personali. Seguire uno dei suggerimenti seguenti per continuare.

URL: wdejpdhwthr.com/nte/GOLDMN.html/oH9363b243V0100f070006R621acc43102Td8fcce56201l0010324
Nome: IE 6&7 0-day exploit (type 332)

Naturalmente, niente di tutto questo è vero: sito e post sono puliti, ma che importa? Intanto ci sarà chi non avrà voglia di rischiare e non leggerà niente. Non è molto, ma più di questo chi vi comanda non vi poteva chiedere di fare.

Ecco, allora, cari Signori con la coppola virtuale, il motivo della mia simpatia per voi: siete degli sconfitti e siete destinati a restare sconfitti per sempre. Avete perso e continuerete a perdere perché i delinquenti perdono per socratica definizione. Avete perso perché i nostri studi continuano. Avete perso perché non siete nemmeno capaci di tacitarmi con quello “strano incidente stradale” che più volte qualcuno mi ha predetto. Avete perso perché, comunque sia, quello che dico e che è documentato al di là di qualsivoglia dubbio continuerà a percolare come i veleni delle discariche mal concepite attraverso le maglie del vostro malaffare verso quell’intelligenza che non siete riusciti e che non riuscirete ad anestetizzare strillando in piazza, insinuando diffamazioni, comprando i mezzi d’informazione, rimbecillendo chi è già portato geneticamente per il rimbecillimento. E allora avete tutta la simpatia che ho sempre portato per chi correva meno veloce di me.

Ad ogni modo, nel caso in cui voi Signori riusciste ad impedire la lettura dei miei post, ci sarà qualcuno che li farà circolare. Vedi, ad esempio, lo splendido blog di Marco Cedolin http://ilcorrosivo.blogspot.com/2010/03/filtri-antiparticolato-lesempio-della.html e certo ci saranno altri. Bloccarli tutti sarà un lavoraccio.

Fuori argomento, ma sempre d’interesse per le vostre attività, potete andare su Arcoiris e cercare http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=onlus+ricerca+%E8+vita&tipo=testo

Per riuscire a vedere i video senza interruzione, la cosa migliore è scaricarli prima per intero.

Con ossequi,

Stefano Montanari

P.S. delle 11.05: Pare che l’avviso sia scomparso. Ieri ho informato Microsoft dell’intrusione e credo che il problema sia stato risolto. Alla prossima.

mercoledì 10 febbraio 2010

OGM: punto di non ritorno?

OGM: punto di non ritorno?
Marcello Pamio - 8 febbraio 2010

Entro aprile 2010 gli ogm faranno il loro ingresso nell’agricoltura italiana. Parola del Consiglio di Stato!
Il più alto organo della “giustizia amministrativa” italiana, ha sentenziato il 19 gennaio 2010 (con sentenza depositata in Segreteria), almeno sulla carta, un punto a favore (e palla al centro) dei colossi del biotech.
I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di Silvano Dalla Libera, vicepresidente dell’ Associazione Agricoltori Futuragra[1], un’associazione “culturale” di Vivaro a Pordenone, composta da circa 500 imprenditori agricoli che vogliono a tutti i costi coltivare gli ogm, in particolare il mais (Mon 810) della Monsanto (leggi Pfizer).
Il sito ufficiale di tale “associazione culturale”, è un poutporri di propaganda disinformativa in merito agli organismi geneticamente modificati.
“La sentenza è inappellabile - dichiara pubblicamente Silvano Dalla Libera - e la sua “mancata applicazione…creerebbe un danno enorme all’agricoltura italiana!
Il vicepresidente di Futuragra parla di danno all’agricoltura italiana se gli ogm verranno bloccati, e non parla invece del danno alla salute delle persone, se gli ogm entreranno nella catena alimentare diretta (visto che già ci entrano attraverso quella indiretta cioè l’alimentazione animale: il 92% dei mangimi per animali sono etichettati ogm[2])!

Facciamo un po’ di chiarezza per capire cosa è effettivamente avvenuto.
Silvano Dalla Libera nel 2007 si era rivolto al Tribunale dopo che il ministero delle Politiche agricole gli aveva negato l’autorizzazione alla semina di mais ogm, per la mancanza dei piani regionali di coesistenza. Dopo un primo pronunciamento del T.A.R. e un ricorso ora arriva la decisione finale del Consiglio di Stato.
Questo non significa assolutamente che gli agricoltori italiani possono e potranno seminare mais ogm!

È molto probabile e se lo augurano tutte le persone intelligenti e consapevoli che non hanno alcun interesse economico, che il Ministro Luca Zaia impedisca di fatto la coltivazione, visto che ben sei paesi dell’U.E., Francia, Germania, Austria, Ungheria, Grecia e Lussemburgo hanno bandito il mais transgenico Mon 810 della Monsanto.
Nonostante la maggioranza degli italiani (il 74%) sia contraria al cibo frankenstein, nonostante sempre più evidenze scientifiche tenute ovviamente nascoste, dimostrano che gli ogm non sono la panacea per la fame nel mondo, ma creano problemi seri di salute a terreni e consumatori, la domanda sorge spontanea: perché vogliono a tutti i costi farceli mangiare?
Certamente le pressioni economiche sono incommensurabili, e la politica, da che mondo e mondo, è alla mercè del potere finanziario. Non sbagliava il grande poeta statunitense Ezra Pound quando denunciava il servilismo della politica nei confronti dell’economia (“i politici sono i camerieri del potere economico”).

Business da capogiro
La d.ssa Marina Mariani, agronoma, esperta in ogm e docente di legislazione e sicurezza alimentare al Politecnico del Commercio di Milano, a tal proposito ricorda che nel mondo gli ogm più coltivati sono prevalentemente sei: soia, mais, colza, cotone, riso e frumento. Oltre 125 milioni di ettari sparsi in 23 paesi, diffusi principalmente negli Stati Uniti, Argentina, Brasile, Canada, Cina e India.
Nonostante questo, a tirare le fila dell'immane mercato sono davvero in pochi: cinque colossi multinazionali, quali Monsanto, Du Pont, Syngenta, Bayer Crop Science e Dow.
Da soli gestiscono il 35 percento del mercato mondiale delle sementi, alimenti base per il 50% della popolazione mondiale![3]
Un business da capogiro.

Le aziende interessate all’affaire ogm, non sono piccole società o ridicole associazioni pseudo culturali, ma i più potenti gruppi della chimica e farmaceutica planetaria, i quali speculano e guadagnano miliardi di dollari ogni anno non solo nelle sementi brevettate o nei pesticidi cancerogeni, ma soprattutto nella creazione di malati!
Nel solo mondo occidentale, il cosiddetto “mercato della malattia”, surclassa quello delle armi e del petrolio.
Noi tutti pensiamo che i mercati del petrolio e delle armi siano i più floridi, ma non è così nella realtà.
La malattia è il mercato più attraente che esista, anche perché oltre all’indubbio guadagno economico c’è anche il controllo delle masse: una persona ammalata non è libera!

Quindi da una parte ci mettono a disposizione:
- Sistemi di coltivazione velenosi e tossici per l’ambiente e quindi per l’uomo che a lungo andare indeboliscono la salute dei terreni e dell’uomo stesso, predisponendoci alle malattie;
- Sementi che muoiono ogni anno costringendo i coltivatori a comperarli a fine raccolto, rendendoli sempre più schiavi al Sistema monopolistico (vedi cosa sta accadendo nel mondo in paesi come India, Iraq e moltissimi altri;
- Alimenti modificati geneticamente che lentamente ma inesorabilmente avvelenano l’organismo animale e umano;

Punto a) e c)
Una volta che la popolazione è sempre più ammalata, le stesse corporation stenderanno gentilmente le mani offrendoci pillole, vaccini, esami, operazioni, farmaci contro quelle malattie da loro stesse create e incrementate a tavolino!!!

Punto b)
Quando dal punto di vista economico saranno strozzati tutti i coltivatori convinti, come quelli di Futuragra e anche quelli restii agli ogm, a causa dell’infestazione e diffusione a distanza delle spore, le corporation avranno nelle loro mani l’intera produzione di alimenti globale. Controllando la produzione alimentare avranno ovviamente il controllo della vita di centinaia di milioni di persone.

Il problema delle sementi
Molti lettori ricorderanno che nella gelida isola di Spitsbergen (leggi articolo completo), nel desolato arcipelago delle Svalbard stanno costruendo la superbanca delle sementi, destinata a conservare 3 milioni di varietà di piante di tutto il mondo. Una banca scavata nel granito, con chiusure a prova di bomba, sensori di movimento e una muraglia di cemento armato spessa un metro. Una specie di "Arca dell'Apocalisse".
Il grosso problema è che il finanziatore principale è la Fondazione Rockefeller assieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del biotech), la Pioneer Hi-Bred che studia ogm per la chimica DuPont e la Fondazione "Bill & Melissa Gates" di William III Gates il patron della Microsoft.
Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo, per l'esattezza, secondo la FAO sono 1400. Perché proprio questa?
Ricordiamo a questo punto le parole pronunciate da Henry Kissinger intorno agli anni '70: «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione».
Il petrolio i Rockefeller lo controllavano all'inizio del secolo scorso con la Standard Oil, oggi lo controllano con il cartello petrolifero mondiale.
Quindi si stanno organizzando per controllare il cibo...

Il problema dell’acqua
Infine, ma non per importanza, c’è il grosso problema dell’acqua.
Le coltivazioni intensive, a differenza di quelle biodinamiche, hanno bisogno di grandi quantitativi di acqua: solamente la zootecnia e l’agricoltura divorano circa il 70% di tutta l’acqua del pianeta.
Un esempio per tutti: per produrre 1 tonnellata di mais, usato poi per alimentare poveri animali da macello, necessita di circa 1000 tonnellate di acqua!
Terreni aridi, pregni di sostanze chimiche come pesticidi, diserbanti ma privi dell’importantissimo e vitale humus, non assorbono correttamente l’acqua e quando piove tanto avviene quel fenomeno chiamato ruscellamento. In pratica l’acqua, che non viene assorbita correttamente dalla terra (per colpa dell’uomo), andrà a finire nelle falde acquifere portandosi dietro oltre al letame, pesticidi, diserbanti, crittogamici e quintali di farmaci (antibiotici, antistaminici, ormoni, beta-bloccanti, ecc.) dati agli animali.
Le falde acquifere dove noi tutti beviamo, compresi anche i 500 soci di Futuragra e le loro famiglie, non a caso è sempre più inquinata.

Il controllo globale
Quindi stiamo parlando di un progetto occulto di Controllo globale e non è quindi un problema solo economico.
Per ultimo ci sono i fenomeni meteorologici che si stanno sempre più estremizzando, con prolungati periodi di siccità e di piovosità, studiati a tavolino (vedi H.A.A.R.P. e scie chimiche) per causare massimi danni alle colture e spingere agricoltori e ministeri dei vari paesi verso colture apparentemente più resistenti e produttive[4].
In poche parole, il mondo intero sarà costretto a ricorrere ai sistemi ogm brevettati appositamente per noi dalle lobbies, strada senza ritorno che porterà alla scomparsa delle sementi autoctone riproducibili, in cambio di sementi penosamente sterili e alla dipendenza totale e schiavistica nei riguardi dei nuovi monopolisti.[5]

Cosa possiamo fare?
E’ arrivato il momento di svegliarci da questo sonno profondo, di muoverci per evitare l’inevitabile, anche perché se dovessero entrare gli ogm nelle coltivazioni tradizionali, difficilmente potremo tornare indietro, proprio a causa della loro enorme e veloce infestazione.
Organizziamo convegni, congressi per sensibilizzare le popolazioni e i coltivatori ignari dell’importanza di una alimentazione sana e quindi del pericolo di una alimentazione basata su organismi geneticamente modificati, soprattutto nella dieta dei bambini.
Incoraggiamo la nascita e/o aiutiamo la diffusione dei Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.) e dei seedsavers, cioè dei gruppi di scambio sementi biologiche, perché se scompariranno le sementi autoctone, originarie, per colpa dell'invasione degli ogm, un domani dovremmo chiedere il permesso alla Fondazione Rockefeller....
Per le persone che credono ancora nei politicanti, invece, facciano sentire la loro voce con i rappresentati di partito. Con il Trattato di Lisbona abbiamo perduto la sovranità monetaria, giuridica, economica e politica il tutto nelle mani dell’oligarchia bancaria internazionale: cerchiamo almeno di impedire la perdita di quella alimentare…
Nei piccoli supermercati o dal negoziante di fiducia, chiediamo e pretendiamo solo alimenti biologici o biodinamici; evitiamo di fare acquisti nei grossi centri commerciali, tutti a capitale straniero.

La scelta vegetariana biologica è per esempio, il primo passo, o come diceva il grande Leone Tolstoi: “il primo gradino di un progresso spirituale“.
Progresso spirituale, ma anche etico e morale, nei confronti della Natura e degli animali, importante e attualmente impellente.

sabato 6 febbraio 2010

INCENERITORI: IN VENETO PASSA IL DIVIETO

Il Consiglio Regionale del Veneto approva il divieto a costruire nuovi inceneritori: si compie un passo importante verso una migliore gestione dei rifiuti e si segna un possibile cambiamento di rotta. Alle reazioni entusiaste dei cittadini e di parte della classe politica si oppone lo sconforto di chi vede sfumare un ennesimo ottimo affare alle spese della comunità

di Andrea Degl'Innocenti

Tira un'aria migliore in Veneto da qualche giornoTira un'aria migliore in Veneto da qualche giorno. Nella seduta del 28 gennaio scorso il Consiglio Regionale ha votato con una netta maggioranza (28 favorevoli, 9 contrari, 4 astenuti) che d’ora in avanti nessun impianto di smaltimento per rifiuti speciali o pericolosi potrà essere approvato, né saranno concesse autorizzazioni all’esercizio di nuovi impianti, senza che prima entri in vigore uno specifico Piano regionale.
Che gli inceneritori fossero nocivi per la salute dell'uomo lo sapevamo ormai da tempo, le loro emissioni sono fra le maggiori responsabili di malattie gravissime e spesso mortali. Ciononostante in Italia i costi dello smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento sono indirettamente sostenuti dallo Stato sotto la forma di incentivi alla produzione di energia elettrica; incentivi che gravano direttamente sulle spalle dei cittadini, che si ritrovano a dover pagare un 7 per cento in più sulle bollette (i cosiddetti Cip 6).

Con la decisione della regione Veneto si segna un importante cambio di rotta, un “grosso passo avanti per l’alternativa all'incenerimento dei rifiuti” come scrive felice un membro del Movimento a Cinque Stelle di Treviso, sul blog di Beppe Grillo.


Il dibattito si era aperto quattro anni fa in seguito al progetto di costruire due mega-inceneritori per la distruzione di 250 mila tonnellate ciascunoIl dibattito si era aperto quattro anni fa in seguito al progetto di Unindustria Treviso, di costruire due mega-inceneritori per la distruzione di 250 mila tonnellate ciascuno. Due impianti che – spiega Lucia Tamai dei Comitati riuniti Rifiuti Zero di Treviso e Venezia – “Unindustra Treviso voleva imporre senza alcuna condivisione col territorio”. La decisione del Consiglio però trascende dal caso specifico e di fatto vieta la costruzione di qualsiasi impianto di incenerimento fino all'approvazione di un Piano regionale.
All'esultanza dei cittadini e di parte della classe dirigente, si contrappone lo sconforto di chi aveva fin dal principio appoggiato la remunerosa iniziativa. Perché di soldi si tratta, e il Presidente della Regione uscente Giancarlo Galan non tenta neanche troppo di nasconderlo. “Non si costruiranno più termovalorizzatori – dichiara – e le scorie finiranno in Germania: vorrà dire che ci troveremo ad alimentare un business enorme per altri, perdendoci molti soldi”.


Di soldi si tratta, e il Presidente della Regione uscente Giancarlo Galan non tenta neanche troppo di nasconderloGli fa eco, altra voce “disinteressata”, Andrea Tomat, Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Treviso secondo il quale “il consiglio regionale ha perso una grande occasione per trovare una soluzione praticabile al problema dello smaltimento dei rifiuti” arrivando persino ad aggiungere “a totale discapito del benessere generale della collettività”.
Persino il Corriere della Sera, pur nel suo stile sempre falsamente neutrale, appoggia la linea di Galan, parlando della decisione come di una pugnalata alle spalle del Governatore.

Allora di fronte ai soliti lacci economici che avvinghiano tanto la politica quanto i media affidiamoci, per concludere, alle parole genuine di Maurizio, un cittadino che ha lottato insieme a molti altri contro l'iniziativa. “I cittadini, parte dei politici locali e delle istituzioni, hanno iniziato ad aprire gli occhi. Si inizia a pensare al futuro dei nostri figli, a non ascoltare solo i mezzi d’informazione”.